Aversa ha regalato alla cultura mondiale l’ennesima sberla, anzi per stare al livello dei maggiorenti aversani bisogna usare un linguaggio di pari livello, l’ennesimo sputo in faccia al mondo civile, recentemente sono caduti pezzi del palazzo che fu dimora del grande Domenico Cimarosa, nessuna reazione a nessun livello dall’uomo della strada a quelli che si atteggiano fare da classe dirigente, indifferenza pura.

Poi parlano di lavoro, reddito e benessere, altrove un simile sito sarebbe un giacimento culturale, che poterebbe turisti, quindi lavoro e soldi. Noi nel corso degli anni lo abbiamo usato come ricettacolo di rifiuti e talvolta vi è stato rinvenuto anche qualche cadavere. Questi quesiti non se li pongono mai i tanti pseudo colti e pseudo acculturati aversani, insieme ai tanti politichetti espressi dalla città normanna, che con la loro aurea vanesia impazzano su certe cronache locali, discettando delle loro contrapposizioni tra “maggioranza” e “opposizione” manco se fossero ministri anziché dei modesti amministratori locali.
Tanti, troppi, politici locali che si prendono troppo sul serio, afflitti da un’ego smisurata non sanno far altro che farfugliare solamente le loro sterili quisquiglie quotidiane, contro o a favore del sindaco o maggioranza comunale di turno, che del resto sono gruppi umani espressione di questa pletora surreale di poveri cristi in cerca di gloria. I politici locali dell’Aversano sono semplicemente la faccia “pulita” della barbarie di cui gli aversani sono i principali complici, autolesionisti non solo contro se stessi ma anche contro le generazioni future. Se fosse avvenuto a Busseto, dove arrivano centinaia di turisti ogni anno per visitare la dimora di Giuseppe Verdi, il caso sarebbe stato nazionale, Cimarosa ha avuto la sfortuna di nascere ad Aversa, entità che oramai si va autodistruggendo, per salvarci bisogna seriamente inziare pensare a dimetterci da Aversani!
Salvatore Pizzo

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