Dopo l’inchiesta “non bruciamoci la pizza” andata in onda ieri sera a “Report” si è scatenata la protesta contro la trasmissione di RAI 3 e verso alcuni servizi del giornalista aversano Bernardo Iovene, ritenuti denigratori per i prodotti del nostro territorio.
A destare irritazione già la precedente inchiesta che attaccava il caffè, bevanda certamente diffusa in tutto il mondo, ma tipicamente “napoletana”, considerando sia il consumo che la qualità della miscela proposta in Campania. Nella puntata del 7 aprile si invitava i consumatori a fare attenzione alla scarsa qualità del caffè, a causa dell’abuso della robusta, miscela più economica dell’arabica adoperata dai torrefattori.
Iovene girando per alcuni bar italiani, tra cui il Gambrinus a Napoli, valutava il caffè in tazza, spiegando poi le modalità errate con le quali i baristi preparano l’espresso ai clienti. La puntata di ieri sera, ha invece esposto i pericoli che provocherebbe la pizza, il prodotto nostrano più mangiato e apprezzato all’estero. Finita così nell’occhio del ciclone la pizza cotta in modo scorretto, che risulta non digeribile e contenente elementi cancerogeni, a causa della scarsa attenzione e pulizia che alcuni pizzaioli avrebbero dei forni.
Le intenzione delle inchieste sarebbero quelle di far luce sul rapporto qualità prezzo tentando di dar suggerimenti utili ai consumatori per riconoscere un buon prodotto da uno scadente, ma dalle proteste e dalle lamentele pare che i servizi giornalistici non abbiano ottenuto il risultato sperato. Sono infatti, molti a chiedersi come mai “Report” non preferisca occuparsi della scarsa qualità dei prodotti stranieri venduti in Italia, puntando i riflettori su alcuni ristoranti cinesi, più volte scovati dai NAS a distribuire alimenti avariati, oppure sulla qualità delle carni proposte dai venditori di Kebab. Insomma i servizi di “Report” vengono percepiti come un ulteriore attacco mediatico ad una terra già provata da campagne denigratorie propinate da più fronti.

Le immagini documentano alcuni dei numerosi commenti degli utenti facebook alle inchieste di “Report”
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