Dopo quasi 20 anni dal blitz dell’ottobre del 1996, si è concluso mercoledì 15 luglio in Cassazione, l’ultimo stralcio del maxi processo al clan dei Casalesi, denominato Spartacus 2.
Il processo che fu avviato da un’inchiesta della Procura antimafia napoletana, portò all’arresto 86 persone durando ben quattro lustri e concludendosi con 18 condanne e 33 assoluzioni in primo grado, dopo una requisitoria frazionata in sei parti pronunciata dall’attuale presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, all’epoca pm insieme a Raffaele Falcone. Il numero degli imputati è diminuito in questi anni progressivamente per stralci, riti abbreviati e sopraggiunta morte.
Per la Direzione distrettuale antimafia, che raccolse le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Carmine Schiavone e Pasquale Pirolo, gli imputati avrebbero partecipato ad un’associazione di tipo mafiosa promossa prima da Antonio Bardellino e poi da Antonio Iovine «o’ ninno», Vincenzo De Falco, Francesco Schiavone «Sandokan» e Francesco Bidognetti per controllare attività economiche, appalti e servizi pubblici.
Sette le condanne confermate mentre sono state annullate per prescrizione quelle a carico di Gaetano Musto e Antimo Perreca. Dovrà tornare di nuovo in Appello, invece, la posizione di Arcangelo Barbato. I giudici della Corte di Cassazione, hanno confermato le condanne, con il rigetto dei ricorsi, per Nicola Papa, Guido Zagaria, e quelle per Gaetano Corvino, Antonio Delli Paoli, Giuseppe Nobile, Giovanni Potenza e Mario Antonio Tavoletta per inammissibilità dei ricorsi. Le pene, per questi ultimi, molti già a piede libero in primo grado e quantificate tutte dai tre anni e mezzo a salire, erano state confermate nella rosa delle diciotto condanne.
Il processo fu il seguito della prima inchiesta al clan dei Casalesi scattata nel dicembre del 1995, in questo caso i magistrati misero sotto accusa anche diversi politici, colletti bianchi ed esponenti delle forze dell’ordine. Il filone Spartacus è proseguito poi negli anni successivi con la terza parte, dove gli inquirenti hanno individuato altri destinatari di provvedimenti cautelari, ritenuti sempre implicati nel giro del clan dei Casalesi.
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