Quella che stiamo vivendo è probabilmente una delle crisi più gravi degli ultimi cento anni, una crisi che cambierà gli stili di vita delle famiglie e cambierà il modo di fare impresa. Crollato il mito della globalizzazione, ovvero la competitività basata sulle grandi dimensioni, ritorna centrale il valore dell’agire di ciascuno di noi e concetti come affidabilità, responsabilità e etica del comportamento ritornano ad essere fondamentali per una visione dell’economia basata sulla fiducia e onestà e che permetta un equo scambio di ricchezze. Ma alla base della crisi vi è un altro elemento di preoccupazione. E’ la crisi spirituale in cui versa il mondo intero. A questo proposito anche durante l’ultima conferenza episcopale i vescovi dell’Unione Europea hanno constatato “con rammarico” che “la crisi finanziaria ha manifestato una più profonda crisi spirituale e un errato sistema di valori” che sono sempre più assoggettati alla logica del profitto. Per questo, le Chiese europee invitano alla “moderazione”, ”virtù centrale” – dicono – che costituisce “il cuore per questo cambiamento di stile di vita”. “Ecco che diventa fondamentale, da parte del nostro Paese e da parte di tutta l’Europa, ” commenta Fabio Massimo Cantarelli presidente del Consorzio Agrario di Parma “la riscoperta dei valori che hanno sempre caratterizzato il vivere civile negli ultimi secoli ed il ritrovamento delle proprie radici. E quando si parla di radici il pensiero corre ai valori fondamentali della nostra società, quei valori che nel corso dei secoli hanno fatto fruttificare il senso del diritto appreso dai romani, la solidarietà cristiana, la filosofia greca, tutti valori che, tradotti in termini semplici, sono stati sempre custoditi e valorizzati dalle società rurali”. Ecco che i valori deI mondo agricolo si rivelano ancora una volta di grande attualità e “la società dei campi, la società rurale" conclude Cantarelli “ rappresentano una sorta di DNA culturale da cui la Civiltà Europea non potrà prescindere".