(da Bloq) Il Trentino è la prima provincia italiana ad avere monitorato in modo scientifico la penetrazione di criminalità organizzata nel proprio territorio. Lo ha fatto affidando a Transcrime del professor Ernesto Savona una serie di indagini, per una spesa complessiva di circa tre milioni di euro. Il presidente Lorenzo Dellai ha precisato, ieri, alla stampa a margine della presentazione dei dati che «a differenza
di altre zone ricche del Nord Italia, in Trentino non vi sono segnali di stabilita’ delle organizzazioni criminali di stampo mafioso; ne’ la “colonizzazione” del territorio ad opera di tali organizzazioni ne’ il contagio sono ancora avvenuti, ma cio’ non significa che anche il Trentino non sia a rischio di infiltrazione criminale». Il Rapporto Metric (Monitoraggio dell’Economia Trentina contro il Rischio Criminalita’), redatto da Transcrime ed illustrato ieri pomeriggio a Trento ad alcuni consiglieri provinciali ha delineato un livello di “rischio” che, in una ipotetica scala, è stato definito “medio” per alcune aree della provincia quali la Val d’Adige, l’Alto Garda e Ledro e la Vallagarina, e “medio basso” e “basso” per il resto del territorio. Il direttore di Transcrime, Ernesto Savona, ha precisato che «la presenza della criminalità organizzata sul territorio provinciale è legata principalmente a tratta di esseri umani, traffico di droga e contrabbando di tabacchi lavorati, traffici che sono in mano per lo più a organizzazioni di origine extracomunitaria (albanese, russa, nordafricana e cinese), mentre scarsa è la penetrazione nel tessuto economico locale di mafia, camorra e ‘ndrangheta”. Nel rapporto si citano a questo proposito l’operazione Matrioska, un’indagine sul riciclaggio internazionale di tangenti per la vendita di veicoli militari e per acquisire commesse pubbliche partita da movimenti sospetti di denaro nella filiale di Vigo di Fassa della Cassa Rurale Raffeisenkasse, ed ancora il caso di una società, legata al clan dei Casalesi, dedita al finanziamento a tassi usurari (fino al 180 %) ad imprese in difficoltà e senza credito dalle banche. Dal 1983 in provincia di Trento sono stati registrati 29 casi di beni confiscati alla mafia; nello specifico 10 abitazioni, 5 locali, un terreno, un titolo societario, e 12 beni tra denaro e preziosi, volumi pari allo 0,014% del totale in Italia.