Si sta celebrando ad Ivrea il processo per bancarotta a carico di Luigi Luppi, l’imprenditore parmense che qualche anno fa acquistò l’insediamento produttivo della ex Texas Istruments di Aversa, che da poco era stato trasferito a Marcianise. Luppi, controllava una delle tante società che si passarono di mano il sito coinvolto in un giro di dubbie acquisizioni.
Luppi per la bancarotta della sua Oliit nel 2006 è stato anche arrestato su richiesta della Procura di Ivrea. Il manager appartiene ad una nota famiglia di industriali della provincia di Parma, e quando con il suo gruppo acquisì il sito nostrano, attraverso la società 3L Trading che aveva sede a Roma, con un ufficio a Parma in Via Emilio Lepido, ebbe un comportamento che merita attenzione: non pagava gli stipendi a circa 800 lavoratori che lavoravano ad Aversa, però le sue aziende avevano i soldi per fare delle acquisizioni a dir poco enigmatiche, addirittura aveva l’obiettivo di voler sbarcare in borsa. Il manager 42enne di Sala Baganza (Parma), con la Olliit controllava un asset importante, la concessione all’uso del marchio Olivetti. L’azienda era proprietaria di tre stabilimenti che producono software e componenti elettronici, si trovano a Scaramagno (Torino), Chieti ed Avezzano (L’Aquila). Lo stesso imprenditore attraverso la 3 L Trading controllava lo stabilimento di Marcianise, poi passato all’imprenditore Pugliese, anche lui indagato nel procedimento di Ivrea. Luppi parallelamente all’acquisizione dell’impianto ex Texas Istruments, è stato protagonista di un’altra questione strana, mentre gli stipendi restavano un miraggio, la 3 L Trading nel mese di marzo del 2004 fece pervenire alle banche creditrici della Tecnodiffusione (azienda quotata in borsa), la proposta di rilevarne i crediti per acquisirne il controllo. In questo modo sarebbe entrato in borsa, senza che la Consob avrebbe potuto fare più di tanto. Si tratta di una società che all’epoca aveva un rosso di 71,55 milioni di euro, ed ha emesso un bond quinquennale scaduto nel 2005. Il 20 aprile le banche hanno respinto la proposta, e Tecnodiffusione è finita in liquidazione. Nel frattempo, il 29 aprile, l’assemblea degli obbligazionisti ha nominato suo rappresentante Walter Piazza, anche lui parmense residente a Langhirano. Il processo di Ivrea si tiene davanti al collegio presieduto da Ivana Peila, (giudici a latere Guglielmo Rende e Marianna Tiseo), la terna giudicante ha unito due procedimenti quello della Oliit e della 3L Trading, le parti civili sono circa 200. Tra i testimoni chiamati c’è anche il nome di Carlo Fulchir, imprenditore coinvolto in un inchiesta relativa ad altre vicende che riguardano il settore dell’elettronica, in merito alle quali indaga la Procura di Padova; l’onorevole Gianfranco Borghini (ex Ds), all’epoca dei fatti responsabile del coordinamento delle iniziative per l’occupazione e lo sviluppo presso la presidenza del consiglio. Oltre Luppi, sono imputati la moglie Alessandra Arcari, il nipote Cesare Luppi, i manager Emanuele Luciani, Alvino Lancini, Sailo Billi, Lucia Moschini, Fabio Storano, Luigi Lomboni, Antonio Pellicelli, Massimo Pugliese, Ennio Conchiglia, Roberto Dominici, Wilhelm Max Broder, Luciano Faraon e Mauro Poli. Il pm del procedimento è Francesco Saverio Pelosi. Per adesso uno dei testimoni che ha reso maggiori informazioni relative alle transazioni di Luppi è stato un funzionario di banca arrivato da Parma.
Salvatore Pizzo