Gaetano Parente
Nato in una stradina (che ora ne porta il nome) del centro storico della città normanna il 24 gennaio 1807, egli, non ebbe altro scopo che quello di illustrare, con la penna, la parola e l’opera, la sua terra natia.
Un lavoro non certo facile, complesso, nobilissimo che seppe coraggiosamente e proficuamente portare avanti da solo, in un periodo piuttosto precario e tormentato per la storia del nostro Paese, che, con le guerre d’indipendenza, si avviava faticosamente a costruire l’unità nazionale.
Compì i suoi primi studi nel Seminario vescovile di Aversa seguendo le tendenze romantiche del tempo e i dotti consigli dell’amico Raffaele Lucarelli, il quale, intuitene le doti, gli mise a disposizione la sua consistente Biblioteca, ricca di oltre 25 mila volumi.
Su questi libri si consumò, in studi e ricerche, che lo portarono a divenire uno dei più grandi umanisti di quegli anni. Fu infatti pensatore, storiografo e amministratore.
Rivendicò alla sua (e alla nostra) Aversa alcune delle sue principali glorie civiche, come quelle di aver dato i natali a Ludovico Abenavolo (uno dei tredici della Disfida di Barletta).
Alla città di Napoli contese, dopo aver rinvenuto l’atto di nascita, l’alto onore di aver dato i natali a D. Cimarosa, che gli aversani ritenevano fosse napoletano di origine.
Finite le due prime guerre d’ indipendenza, a cui aveva dato il suo contributo ideale conoscendo da vicino lo stesso Garibaldi prima della decisiva battaglia sul Volturno, G. Parente, imbevuto com’era di ideali liberali, non aspirò alla carriera prettamente politica e continuò a calarsi nei suoi studi storici e letterari preferiti. Egli, si limitò a interessarsi della vita pubblica cittadina, consacrandosi così al bene della sua città natale nell’ Amministrazione comunale. Fu eletto con voto unanime nel 1861, sindaco di Aversa (il primo dell’Unità d’Italia). Come primo cittadino, governò la città per quasi otto anni, fino al 1868, durante un periodo di profondi sconvolgimenti politici e sociali, istituendo, tra l’altro, un Asilo per i figli del popolo, un Liceo e un Istituto Magistrale, e prodigandosi affinché Aversa avesse la sua Linea ferrata, una Cassa di Risparmio pubblico e una Biblioteca civica, inaugurata dopo la sua morte, il 4 giugno 1876, in suo onore.
Morì il 21 settembre 1868 all’età di sessantuno anni, e venne proclamato il lutto cittadino.
Parente lasciava in eredità ai posteri, oltre alla raccolta dei numeri del suo giornale “L’Eco di Aversa” (il primo foglio locale), numerose pubblicazioni storico-storiografiche sulla sua terra natia, tra cui il “Tesoretto lapidario aversano”.
Scrisse anche un romanzo storco (Masaniello), un volume di poesie serie ed uno di poesie giocose, un dizionario storico-biografico sulla città e la diocesi aversana.
La sua opera maggiore, quella che gli ha dato più gloria e dove profuse la maggior parte delle sue energie, fu e resta la “Storia e Vicende civili ed ecclesiastiche della città di Aversa”, fatta stampare nel 1852.
La Storia, che consta di due volumi, che, nell’intenzione dell’Autore, doveva costituire “materiale non disprezzabile per coloro che volessero scrivere gli avvenimenti della sua città”, è un preziosissimo documento di storiografia aversana ( soprattutto ecclesiale), dalle origine alla metà dell’ ottocento. Ancora oggi, a distanza di centoquindici anni dalla sua morte, i sui libri rappresentano una pietra miliare per qualsiasi ricognizione storico-storiografica sulla nostra città normanna e costituiscono parimenti un pregevole bagaglio di notizie per la stesura di un eventuale storia civica completa di Aversa.
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