Recarsi in pieno agosto al Foro di Liternum è un’esperienza singolare, chiunque si aspetterebbe di trovare l’antica colonia romana collocata sulle fertili sponde del Lago Patria invasa dai turisti, in attesa di visitare il luogo in cui Scipione, il più valoroso generale romano che sconfisse Annibale durante la seconda guerra punica, visse fino alla fine dei suoi giorni.
Ma contrariamente a quanto accade nel mondo civilizzato, in cui con rispetto alla storia e con premura per il futuro, si conducono strategie per incrementare le attività turistiche a beneficio dell’indotto, a Giugliano si sceglie una strada del tutto differente, quella dell’amnesia. Una dimenticanza tanto lunga da far perdere ogni tipo di cognizione storica e contemporanea, Liternum nella sua bellezza appare con un luogo di nessuno, imbavagliata e incatenata dalle opprimenti fabbriche abusive che tanto raccontano della stoltezza degli indigeni.
Sono molte le peculiarità di questa zona che potrebbero essere fonte inesauribile di guadagno. Non a tutti il destino ha dato in dono: un’area archeologica; il legame con Scipione l’Africano che scelse in Liternum il luogo dell’esilio e della sepoltura; un parco dalla ricca flora e fauna mediterranea e, un lago a forma di cuore che già da solo potrebbe attrarre a se i romantici di tutto il mondo, in cerca di luoghi sentimentali in cui trascorrere le vacanze.
Eppure risale appena al 2010 l’apertura del Parco Archeologico, ma se si cerca di capire in che modo poter fruire dell’area, ci si imbatte nella solita disorganizzazione. Invece di promuove visite archeologiche, naturalistiche, postazioni di birdwatching, giri a cavallo e in bicicletta, basta una semplice consultazione al sito della Soprintendenza archeologica della Campania, per capire che è possibile visitare il sito solo su richiesta. Insomma l’area dalle grandi potenzialità è sostanzialmente inaccessibile, se non per pochi amanti dell’archeologia che in barba ai disservizi, irrompono sul posto muniti di macchine fotografiche senza alcun tipo di accoglienza o di servizio.
I fondi POR, FESR per il triennio 2013-2015 prevedono anche l’intervento di valorizzazione, fruizione e promozione del sito archeologico e del suo contesto ambientale. La somma a disposizione è di 2,5 miliardi di euro, ma il dubbio che si tramuta sempre più in certezza è che a Liternum le problematiche non siano di tipo economico ma di tipo culturale. Manca del tutto la politica di gestione delle aree di interesse, lacuna che ha incrementano la proliferazione negli anni di una cementificazione scriteriata, che ha scelto il cemento al posto della ruspa come arma per la disfatta. Ancora una volta le parole di Scipione riecheggiano dolenti “ingrata patria ne ossa quidem mea habebis”.




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