Innovare nei prodotti e cercare nuove nicchie in mercati ancora inesplorati: il futuro del legno passa per queste due strade. Obbligate, in quanto con un mercato interno ancora al palo risulta infatti necessario (se non, appunto, indispensabile) trovare nuove vie per crescere e recuperare il terreno perso dopo cinque anni di crisi durissima.
Le aziende del legno aderenti a FederlegnoArredo lo hanno capito e per cercare il modo più efficace per raggiungere nuovi traguardi si sono riunite a Modena per il Convegno Nazionale del Legno, un’intensa due giorni che ha visto la partecipazione di oltre 150 tra imprenditori e giornalisti. Nella giornata di venerdì 13 è stato organizzato un tour per conoscere da vicino il mondo del legno e le sue lavorazioni primarie, che ha rappresentato un momento di approfondimento della ricostruzione post-sisma con la materia prima verde per eccellenza giocare un ruolo di primo piano nella ricostruzione del tessuto sociale e produttivo del territorio emiliano. Nella mattinata di sabato 14 il Convegno è entrato nel vivo. Partendo dalle difficoltà del settore il presidente Roberto Snaidero ha sottolineato la necessità di puntare con sempre maggiore convinzione «sulle vendite oltreconfine perché, pur non avendo la tradizione di export dell’arredamento e del design, le aziende del legno stanno guadagnando significative quote di crescita. Per favorire questo trend FederlegnoArredo sta lavorando per un piano ad hoc di internazionalizzazione e di sostegno all’estero per le aziende del comparto». Su quali Paesi puntare è stato chiaro Phil Taylor, consulente nell’internazionalizzazione del made in Italy, secondo il quale: «bisogna penetrare in aree ancora vergini quali, ad esempio, Africa subsahariana, Vietnam e Messico». L’innovazione è stata al centro dell’intervento dell’economista Stefano Zamagni che ha suggerito ai presenti di investire in “innovazioni di rottura”, ovvero in prodotti o processi in grado di modificare radicalmente il mercato e, quindi, le prospettive di crescita. Intervenendo su questo punti il presidente di Assopannelli, Paolo Fantoni, ha ricordato alla platea che le aziende del legno si stanno già muovendo in questa direzione con la creazione di prodotti nuovi e dalle grandi potenzialità. Per investire, però, è necessario avere i fondi ovvero un sistema bancario lungimirante e sensibile alle esigenze delle imprese. A Giampiero Bergami (Regional Manager area Centro di Nord Unicredit) è toccato quindi il compito di analizzare il rapporto banche-imprese con la presentazione di alcuni prodotti studiati per il settore del legno tra cui la possibilità per i cittadini di accedere ai mutui per l’acquisto delle case di legno eliminando i paletti esistenti fino a oggi. Paolo Gardino (Gardino Consulting Company) ha infine esposto i risultati della ricerca “Andamento delle industrie associate ad Assolegno e Assoimballaggi in Emilia-Romagna e Lombardia”. Interessanti i dati delle costruzioni verticali in legno che evidenziano il calo del settore (44% degli intervistati) parzialmente compensato dall’incremento delle strutture non residenziali di grandi dimensioni (scuole, asili, case di cura…). Toccato, inoltre, anche il tema della gestione forestale: «Occorre continuare a sensibilizzare tutta la classe politica di attivare politiche forestali urgenti, non è più ammissibile che l’Italia sia al sesto posto come superficie forestale in Europa, ma ultima nell’utilizzo di questa materia prima rinnovabile», ha sottolineato Snaidero. La giornata si è conclusa con gli interventi di Paolo Fantoni (presidente Assopannelli), Ettore Durbiano (presidente Assoimballaggi), Claudio Giust (presidente Assolegno) che hanno risposto alle domande del pubblico. Il prossimo Convegno Nazionale del Legno si terrà tra un anno in Veneto.
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