Sarà stata l’euforia dell’arresto di Iovine o un cattivo informatore ma dopo trenta ore le ruspe della squadra mobile di Napoli hanno fatto un buco nell’acqua nessun covo e nessun cunicolo è stato trovato nell’outlet di Via Onofrio Marchione ad Aversa, nè nell’appartamento e nemmeno nell’ex deposito CTP. Cercavano Michele Zagaria, il capo dei Casalesi super ricercato. Ieri pomeriggio (venerdì) attorno alle 16,30, due uomini della Squadra Mobile di Napoli si sono presentati nel negozio di abbigliamento per bambini in via Marchione ad Aversa, al confine con il comune di Lusciano, probabilmente in seguito ad una soffiata.
L’esercizio commerciale si trova sulla strada sopra c’è una villetta a due piani recentemente ristrutturata. La zona è stata immediatamente bloccata al traffico ed cominciata una perquisizione dei locali e dell’abitazione soprastante in cerca di nascondigli. Con l’ausilio di reparti dell’esercito hanno ispezionato anche le fogne alla ricerca dell’ultimo dei latitanti eccellenti del Clan dei Casalesi, Michele Zagaria. Dalle fogne era fuggito nel gennaio del 2008 anche Giuseppe Setola, a capo dell’ala stragista dei Casalesi, non lontano dal posto dove è stato cercato anche Zagaria. Il sottosuolo di Aversa è pieno di cavità, ed è stato questo forse a confondere gli inquirenti che determinati hanno continuato a far trapanare e a scavare. L’operazione è continuata sotto un incessante pioggia. In ausilio alla polizia anche una squadra dei vigili del fuoco di Aversa .Una folla di curiosi, come avviene in questi casi, si è radunata nelle vicinanze del negozio, ma è stata subito tenuta a distanza da alcuni reparti dell’esercito, aiutati nell’operazione anche dai vigili urbani che hanno dovuto regolare il traffico letteralmente impazzito in tutta la zona. La zona è rimasta chiusa per tutta la notte presidiata dalla polizia che ha sorvegliato la famiglia con due bambini mentre dormivano. Le incessanti ricerche si sono protratte per tutta la giornata di ieri, si è recato sul luogo anche il Questore Guido Longo esperto di arresti effettuati nelle viscere della terra e fautore del memorabile arresto di Francesco Schiavone Sandokan, stanato proprio in un bunker sotterraneo dopo ore di estenuanti ricerche. Il questore dopo aver visionato i luoghi non si è espresso sull’attività che stava eseguendo la catturandi partenopea e dopo qualche ora è tornato in questura. Le ricerche sono terminate alle 18.30 di ieri pomeriggio (sabato). Sul posto alla fine dei lavori è intervenuta la Polizia scientifica che ha filmato e fotografo il tutto per la perizia complessiva e gli estremi del verbale. Intanto la famiglia Ingenito, proprietaria del negozio e della casa è sotto shock, per trenta ore hanno subito “l’invasione” della mobile partenopea. Il signor Giuseppe non ha voluto rilasciare dichiarazioni ed ha affidato il tutto nelle mani dell’avvocato Renato Pagliuca.
Marilena Natale