Ora si cerca di arrestare Michele Zagaria, Casapesenna assediata

Antonio Iovine sarà detenuto carcere di Badu ‘e Carros in provincia di Nuoro, lo ha decretato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha disposto anche il regime del carcere duro nei confronti di ‘O Ninno. I primi giorni di detenzione li ha trascorsi nel carcere napoletano di Secondigliano. Gli inquirenti stanno esaminando il contenuto dei file custoditi nei computer sequestrati nella casa di Casal di Principe dove si nascondeva, ciò oltre a numerosi appunti cartacei. Nonostante il durissimo colpo il Clan dei Casalesi rimane molto potente, Iovine comandava l’organizzazione in “diarchia” con Michele Zagaria, un altro dei latitanti più ricercati d’Italia che continua a dettare la legge dell’antistato, il quale come O’Ninno si nasconde sicuramente a pochi passi da casa, nella sua Casapesenna. I due si sono insediati alla guida del Caln dei Casalesi dopo la cattura di Francesco Schiavone detto Sandokan, il quale per ottenere la revoca del carcere duro (41 bis), unica soluzione della quale i boss sembrano avere paura, dalla sua detenzione scrisse anche all’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. In carcere è finito anche Marco Borrata, il muratore incensurato che ospitava Iovine nella casa di Via Cavour. Nel 2004 Iovine per poco non fu catturato, in una casa gli inquirenti arrivarono poco dopo. Furono ritrovate lettere della cognata che chiedeva soldi per lei e per i figli vista la morte del fratello nel 1993.Iovine nella sua latitanza è stato aiutato molto dalle donne, secondo gli inquirenti la figlia di Marco Borrata lo avrebbe prelevato e portato nella casa dove lo hanno arrestato. Tre volte sarebbe sfuggito solo quest’anno: l’11 marzo, al vico secondo Trieste, dall’abitazione di Maria Di Puorto; il 12 maggio, dalla casa di Danilo Locusta, in via Negri a Casal di Principe; e luglio, subito dopo l’arresto in via Caprera, a Casal di Principe, di Nicola Schiavone. Un’altra volta il 2 gennaio del 2009, dalla casa di Corrado Carcarino, in via Iannone a San Cipriano d’Aversa. Iovine sfuggì alla cattura anche alle fine di febbraio 2004, documentata dalla viva voce dei protagonisti intercettati, sfuggì alla cattura mentre era in Via Boccaccio nella casa di Pasquale Pagano. Per catturarlo la Polizia si è avvalsa, oltre che di telecamere nascoste e di intercettazioni telefoniche, di una donna poliziotto che ogni giorno si fingeva una massaia per entrare a contatto con le donne che potevano portarla sulle tracce del boss. Si è trasferita a Casal di Principe per quattro mesi per pedinare due donne della famiglia Borrata, Rosa Cantiello, e la figlia, Benedetta, di 18 anni. I due computer fissi, un notebook, tre pizzini e due lettere scritte dai figli di Iovine ritrovati nella casa dei Borrata potrebbero essere lo spartiacque per arrivare a smantellare il Clan dei Casalesi. Il materiale sarà vagliato dai pm della Dda di Napoli, Antonello Ardituro e Alessandro Milita. Gli inquirenti ritengono che tranne alcune brevi trasferte in Toscana, Emilia e in Francia, ‘O Ninno abbia trascorso la sua latitanza tra Casal di Principe e San Cipriano d’Aversa. Quando il procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho gli ha chiesto ”Come ti chiami?” lui ha risposto: “Lo sapete già come mi chiamo”. Il passo falso che ha fatto scattare il blitz è avvenuto durante la sera di martedì 16 Novembre, quando è stata intercettata una telefonata in cui gli interlocutori si adoperavano per l’acquisto di un panettone natalizio. Un fatto insolito che ha insospettito gli inquirenti. Iovine è stato condannato all’ergastolo nel maxiprocesso Spartacus, inoltre è indagato per almeno sei omicidi. Secondo gli inquirenti il boss non vedeva di buon occhio la vedova del fratello Carmine ucciso nel 1993, perché aveva iniziato a frequentare un uomo estraneo all’ambiente.

Nelle foto nell’ordine partendo da sopra; Iovine, Zagaria (identikit) e Schiavone