Negli ultimi mesi dell’anno passato il Consorzio Agrario di Parma ha effettuato un’importante operazione commerciale trasferendo un ramo d’azienda ad una società da esso controllata, che si occupa della commercializzazione del Parmigiano, della gestione dei Magazzini Generali e dei negozi alimentari, della produzione e della commercializzazione del burro. Il Consorzio Agrario di Parma fin daiprimi anni del dopoguerra raccoglie le panne dai produttori di Parmigiano per trasformarlo in burro. Il burro del Consorzio Agrario viene commercializzato con diversi marchi, a partire dal tradizionale marchio “ValParma”, a seguire il burro “Valli”("parmensi"), il “Paesan” venduto in Piemonte, il “Gallone” che si trova presso i negozi del centro Italia e il “Tigullio” in Liguria per conto. Inoltre il burro si trova sugli scaffali di Esselunga con il marchio “Tavola” e viene consumato in Europa con il marchio “Back Europ”, per non parlare di importanti industrie alimentari, quali Barilla e Sammontana, che utilizzano per i loro prodotti di qualità il burro del Consorzio. Il burro viene anche commercializzato con il marchio “Parmigiano” , il marchio più evocativo perché ricorda i contenuti geografici e produttivi del prodotto e che ricorda il suo "fratello maggiore", il Parmigiano Reggiano. In un momento in cui acceso è il dibattito sull’origine del prodotto, in presenza di industrie nazionali che vendono "made in italy" prodotti in parte ricavati da materie prime italiane e parte estere, il Consorzio Agrario di Parma -osserva il Presidente Fabio Massimo Cantarelli- lavora solo ed esclusivamente panne del territorio, panne tra l’altro che derivano da latte destinato esclusivamente alla produzione di Parmigiano e lavorato secondo il suo rigoroso disciplinare. Proprio per questo motivo alcuni produttori di panna hanno chiesto di essere più partecipi a questa iniziativa e da qui è nata l’operazione di scorporo del ramo d’azienda che ha, peraltro, suscitato molto interesse anche nel mondo industriale e consortile. Così come i citati produttori vogliono difendere la territorialità del prodotto partecipando in prima persona alla filiera, "speriamo -conclude Fabio Massimo Cantarelli, Presidente del Consorzio Agrario di Parma- che anche gli altri produttori non si prestino più in futuro a confondere i consumatori vendendo le loro panne a trasformatori che importano il prodotto dall’estero o da fuori comprensorio sfruttando la rinomanza della parte "locale" della materia prima. Conferire panna al Consorzio Agrario di Parma vuol dire infatti , anziché a prodotti "generici", potenziare il valore dell’origine e il processo di filiera che sono interpretati al meglio dal Consorzio Agrario grazie alla fedeltà al proprio territorio e quindi creare valore aggiunto alle proprie aziende.
Nella foto sopra Fabio Massimo Cantarelli