Dopo aver varato un piano triennale di mancati rinnovi contrattuali destinato a cacciare via dalle scuole italiane 140mila docenti ed amministrativi, dei quali i primi 42mila sono stati messi sul lastrico lo scorso mese di settembre, adesso i politicanti italiani continuano a prendersela con chi opera nel mondo della scuola. Dallo scorso 14 dicembre i circa 10mila lavoratori che svolgono le pulizie nelle scuole, nei cosiddetti appalti storici, non hanno più la scurezza di rimanere al lavoro.
E’ stato ordinato alle scuole italiane che la spesa per i contratti di fornitura dei servizi di pulizia debba essere ridotta del 25% sul corrispettivo pattuito. E’ già questo porterà a dei contenziosi, stipulare un contratto e poi cambiare le condizioni in corso d’opera, pone di seri dubbi di legittimità. L’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna, per esempio, con una nota ha suggerito ai dirigenti scolastici come ovviare al taglio dei finanziamenti, si legge: «Per quanto riguarda aule e servizi igienici, che come noto comportano un costo più rilevante, la pulizia potrebbe essere fatta a giorni alterni, anziché quotidianamente». A marzo ci sono le elezioni regionali, bisognerebbe che quanti lavorano nella scuola facessero sentire il loro peso.

Salvatore Pizzo