I dirigenti dei servizi pubblici a qualsiasi titolo siano inquadrati nella pubblica amministrazione sicuramente meritano il dovuto rispetto, a loro deve essere conferita e riconosciuta l’ovvia autorevolezza che non solo le leggi, ma anche il buon senso e la buona creanza richiedono. Tuttavia in questi ultimi tempi si sta inculcando nei dirigenti scolastici, che sarebbe bene ritornare a chiamare presidi, un eccessivo concetto di leadership.
La posizione di un preside è già particolare a prescindere da questa nuova moda, perché si tratta di una figura chiamata a guidare una comunità, quindi a tutti gli effetti un amministratore pubblico, che a differenza degli altri nessuno elegge, spingerli verso una deriva dirigistica (la leadership) presuppone che abbiano un consenso, che non può essere “estorto” a suon di norme rigide imposte alla comunità che sono chiamati ad amministrare, questo diventa dittatura e una nazione che si dice democratica non può basare i suoi processi formativi su una base dittatoriale. Ai presidi, non essendo eletti così come avviene adesso, qualora rivendichino eccessivamente la loro cosiddetta leadership, andrebbe chiesto con quale strumento democratico l’hanno conseguita. Siccome nessuno li ha votati dovrebbero essere, stando così le cose, espressione di chi il consenso lo chiede ai cittadini, (formazioni politiche o sindacali), ma questo concetto potrebbe portare a delle distorsioni clientelari. Quindi hanno ragione coloro che chiedono che venga istituita la figura del preside elettivo (in questi giorni è tornata sul tema la Gilda degli Insegnanti), così scuola per scuola, campanile per campanile, si misurerà con il termometro della democrazia la consistenza degli aspiranti leader.
Salvatore Pizzo
(Maestre e Maestri, Autoconvocati, di Parma e Provincia), tesserato Cisl