“Sono da quasi tre anni il Cappellano dell’O. P. G. di Napoli (diverso da quello di Aversa). Ben venga la chiusura degli O.P.G. Dopo qualche mese dal mio ingresso ho detto al Cardinale di Napoli che bisognava fare un’azione legislativa, cambiando in particolare l’impostazione della misura di sicurezza. Mi ha guardato come chi pensa: tutto giusto ma quando il Parlamento prenderà il tempo di
occuparsi di questi pochi e disgraziati poveri? La pastorale carceraria a Napoli funziona bene e, Cardinale in testa, non si dimentica degli internati dell’O. P. G., ma sono molto contento di vedere coi miei occhi un’azione sincera e efficace del Parlamento verso la chiusura di questi Istituti che sono una contraddizione in termini! Non si può mettere delle persone riconosciute penalmente innocenti per via della malattia mentale in carcere. Questa contraddizione allarga i suoi effetti negativi in varie dimensioni, fosse solo perché ingloba i prosciolti nel pregiudizio che avvolge il mondo del carcere. Combattiamo, in quanto discepoli di Cristo, i pregiudizi verso tutti i detenuti, ma ancor più, sembra assurdo che ammalati psichici siano assimilati a delinquenti. So che i cappellani degli altri O. P. G. la pensano come me. Però so, fin da quando è stato accolto nel mio convento, anni fa, un uomo “liberato” dalla legge Basaglia, che non tutto è semplice. Il Senatore Marino e la Commissione Parlamentare ne sono coscienti, ma vedo troppa gente che, a mio avviso, fa retorica da dietro le scrivanie, e vinta la “battaglia di civiltà” che per adesso suscita interesse, starà di nuovo lontana dalla vita concreta delle persone per adesso internate. Comunque, sarà perché conosco soprattutto la realtà dell’ O. P. G. di Napoli (?!), rimango ferito dal modo diretto o indiretto con il quale si parla del personale che vi opera. Con tutti i limiti, che si trovano dappertutto, queste persone sono gli angeli che permettono ai nostri ammalati di vivere il più possibile dignitosamente e di sentirsi circondati di affetto. Anche la Polizia penitenziaria che non ha, in fondo, una formazione ma soprattutto un regolamento realmente adeguati per accompagnare ammalati mentali, giorno dopo giorno, dà il meglio di sé, e alcuni agenti per carisma personale o per ricchezza di cuore, sono veramente ingamba vicino ai degenti. Spero che, dove andranno i nostri amici uscendo dall’O. P. G., troveranno in coloro che saranno incaricati della loro custodia, la stessa professionalità che trovano nella Polizia Penitenziaria attualmente”.
fra’ Francesco de la Salle