Per esordire una citazione letteraria: “Se Messenia piange, Sparta non ride”. La crisi è globale ed attraversa i continenti e le nazioni fino ad arrivare alla provincia per quanto di grande tradizione economica. Una crisi che si manifesta anche con un calo persino dei consumi alimentari, in apparente deroga ai corollari del modello domanda/offerta. Da un’indagine del Centro studi di IntesaSan Paolo, però, emerge che il settore agroalimentare di Parma risponde abbastanza bene alla crisi e ha buone possibilità di recupero attraverso l’esportazione dei prodotti alimentari, su cui si basa gran parte dell’economia parmigiana, su brillanti mercati, quali Gran Bretagna, Francia e Germania. Anche la tecnologia alimentare di Parma risente in misura minore della flessione di fatturato dell’industria metalmeccanica nazionale. I dati riguardanti Parma sono incoraggianti anche con riguardo alle altre città della regione e anche se si deve -per amore di obiettività- parafrasare: “Se l’Emilia piange Parma non ride”, ancora una volta la città del famoso formaggio e del rinomato prosciutto presenta delle caratteristiche più positive rispetto alle altre province. Per l’ennesima volta – conclude Fabio Massimo Cantarelli, Presidente del Consorzio Agrario di Parma – si sottolinea che esiste una specificità parmigiana, che va difesa non solo per il comparto alimentare ma anche nell’interesse delle famiglie e delle imprese che vivono ed operano nella terra parmense.