La critica questa volta arriva dall’inglese Peter Cook, fondatore dell’avanguardia artistica nota con il nome di Archigram. Mentre il nostro bel paese, si rammarica per i resti pompeiani crollati, l’architetto inglese rimprovera all’Italia un eccessivo amore per il proprio passato. Un attaccamento a nostro parere inevitabile visto la bellezza, la quantità e il valore del patrimonio storico italiano. Ma

le asserzioni di Cook, vanno un po’ più in fondo toccano infatti, questioni più dolenti come le restrizioni del sistema architettura. Limitazioni nella pratica e istituzioni accademiche che secondo Cook, concorrono contro gli stessi architetti per precludergli l’opportunità di costruire e di insegnare. Famoso per le sue opere audaci e avveniristiche, reclama un architettura meno convenzionale, ed un connubio tra antico e moderno. Riflettendo sulla situazione di stasi che l’Italia vive da decenni, Cook espone la sua visione di città e di architettura, la prima simbolicamente descritta come un giardino di idee, la seconda come fiori-episodi che sbocciano in modo singolare e distinto. Inoltre, spezzando una lancia a favore dell’innovazione, precisa che l’architettura in quanto antropizzazione, è sempre una sorta di violenza apportata all’ambiente circostante, ma il giusto intervento deve parlare del proprio tempo e rappresentarlo al meglio. La sfida odierna riguarda il dominio delle nuove tecnologie, per tale motivo la strada da seguire per oltrepassare la fase di stallo, deve tener conto delle attuali esigenze ed avvalersi di professionisti creativi ed originali.
Ester Pizzo