
L’On. Pietro Rosano con alle spalle la facciata del Teatro Cimarosa.
Pietro Rosano
(Il ministro suicida)
Pietro Rosano, uno degli spiriti più eccelsi ed inquieti che la nostra terra abbia conosciuto, vide la luce il 25 dicembre del 1846.
Per le idee liberali del padre Giuseppe, perseguitato e arrestato più volte, conobbe una fanciullezza molto travagliata che ne formerà il carattere.
Rimasto orfano giovanissimo, compì gli studi liceali in un collegio napoletano dei Gesuiti uscendone con una buona preparazione umanistica nel 1864.
Un anno dopo, all’età di diciannove anni, fu preso da una forte passione per il teatro e fondò una Rivista teatrale che fu per lui causa di forti dispiaceri tanto che, minacciato per i debiti accumulati, maturò il proposito di suicidarsi.
Distolto da un amico dal compiere l’insano gesto, si arruolò tra i volontari garibaldini partendo per il Tirolo dove fu ferito nel combattimento di Bezzecca.
Ritornato ad Aversa, riprese gli studi universitari interrotti, dedicandosi al giornalismo.
Questo febbrile impegno lo fece viaggiare per le principali città del Settentrione, dove, per mantenersi si ridusse a tradurre per pochi soldi romanzi dal francese.
Molto deluso e sempre più inquieto, fece ritorno a Napoli invaghendosi di una ragazza di nome Francesca Grandinetti, un amore non visto bene dalla famiglia di Lei che lo portò a tirarsi un colpo di rivoltella alla testa.
Salvato miracolosamente, riprese la sua tormentata vita e il 19 settembre 1871 riuscì, dopo aver avuto il consenso, a sposare la donna per la quale aveva tentato il suicidio mettendo al mondo ben sette figli.
Allievo del grande Nicola Amore, che lo ebbe come il più caro discepolo, per il torto fatto al padre, Pietro Rosano una volta laureatosi in legge, si dedicò alla vita forense divenendo il protagonista di alcuni principali processi del suo tempo.
Per la sua focosa oratoria che non conosceva limiti rischiò più volte di essere arrestato durante i dibattimenti, oratoria che lo fece conoscere al grosso pubblico e alle maggiori personalità del suo tempo.
Dedicatosi alla politica, in un periodo alquanto torbido, fu eletto deputato il 29 ottobre 1882, carica che otterrà anche nelle altre e discusse elezioni seguenti, caratterizzate da strascichi e polemiche senza fine.
Con l’ascesa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di Giovanni Giolitti, iniziò la sua carriera politica che lo portò prima ad essere Sottosegretario agli Interni e poi addirittura Ministro alle Finanze nel 1903, nel secondo governo dello stesso.
Questa grossa responsabilità governativa lo mise un po’ nell’occhio del ciclone tanto che si scatenò nei suoi confronti, anche per precedenti dissapori politici non smaltiti, una feroce propaganda diffamatoria, sulla stampa e in Parlamento: lo si accusava di tutto perfino di abusare della sua carica per fini clientelari e forensi.
Sta di fatto che, anche per il clima conflittuale e camorristico che spirava nel suo collegio, che lo vedeva coinvolto, non seppe resistere e, data la sua fragilità psichica, compì l’estremo gesto tirandosi (era la terza volta) una revolverata alle tempia rimanendo sul colpo, nella notte tre l’8 e il 9 novembre del 1903. Finiva, così tragicamente, l’esistenza di uno dei personaggi più discussi dell’epoca.
Da annotare che Rosano nel 1901, in occasione del centenario dell’anniversario della morte di D. Cimarosa, curò la pubblicazione di un Album sul grande Musico, che è stato recentemente ristampato.
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Il testo di Pietro Rosano è scritto da Antonio Marino.