“Il Ministro tornate a lavorare”, i Monopoli accusano l’ex Unire, i sindacati chiedono gli stati generali. 

Le dotazioni per le corse rimangono ferme a 220milioni per il 2012

Il Ministro

“Salvare il mondo delle corse dei cavalli è un’impresa possibile”. Lo ha detto il Ministro delle Politiche agricole Mario Catania, parlando degli interventi, non ancora noti, che metterà in atto per risollevare le sorti dell’ippica italiana. Il settore negli ultimi anni ha subito duramente la concorrenza degli altri tipi di scommesse e il calo di spettatori. Tra gli interventi indicati da Catania: il bando all’assistenzialismo, montepremi al ribasso, tagli agli sprechi e possibili modifiche al prelievo da parte dell’amministrazione finanziaria, ma lo stesso Ministro è molto esplicito con gli operatori (tra cui molti partiti dal “Cirigliano” di Aversa) che hanno occupato l’Assi (ex Unire), l’ente tecnico che governa il settore, ha detto: ”Tornate a lavorare. La protesta non aiuta a trovare una soluzione per il settore. Non serve a niente e aggrava la situazione” – ha proseguito – ”devono tornare a correre. Frenare le cose non serve assolutamente a niente. Fermando le corse, poi, non pensino che succederà chissà che cosa in una situazione in cui sono stati tagliati servizi primari e in cui ci sono stati interventi pesanti sulle pensioni. Sbaglia il settore se pensa che fermando le corse escono fuori 100-120 mln affinchè tutto continui come prima”. Anche perchè, rileva il ministro, ”ci sono le condizioni per continuare” a lavorare. ”Non e’ che non ci sono dotazioni. Dal bilancio dell’Assi nel 2012 ci sono a disposizione 220 milioni di euro che consente al settore di lavorare. La distribuzione dei montepremi non sara’ ai valori del 2011 e certo il settore si dovra’ stringere la cinghia ma ci sono le condizioni per continuare”

I Sindacati

Intanto i sindacati hanno chiesto di “Convocare gli ‘Stati generali dell’Ippica’ come luogo di confronto generale, anche con le istituzioni, dal quale far scaturire le linee su cui impostare un processo di riforma, stabilizzazione e rilancio del settore; prevedere tutte le iniziative sindacali utili a sostenere gli obbiettivi individuati nel coordinamento ovvero gli obbiettivi comunemente definiti nell’auspicabile confronto con i vari interlocutori”, scrive il coordinamento nazionale unitario Slc-Cgil, Fisascat-Cisl e Uilcom-Uil del settore ippico. Il coordinamento sindacale, inoltre, ha dato mandato alle segreterie nazionali di muoversi “in tutte le sedi e con tutti i soggetti, ricercando tutte le possibili convergenze, al fine di contribuire a una positiva evoluzione della pesante crisi, preparando anche un pacchetto di ore di sciopero da utilizzare nei tempi e nei modi che saranno ritenuti opportuni e presidi di protesta da tenersi presso le sedi istituzionali”.

i Monopoli

Intanto dai Monopoli arrivano delle puntualizzazioni che mettono la politica di fronte alle sue responsabilità, infatti l’ente che gestisce il settore è stato sempre terreno di caccia dei partiti per spartirsi le poltrone. “Le scelte sulle tipologie di scommesse ippiche da offrire, tramite la rete dei concessionari scelti dallo Stato con regolare procedura selettiva, sono da attribuire all’Organismo tecnico che ha governato nel tempo il settore ippico e cioè l’Unire oggi Assi”, è scritto in una lettera inviata nei giorni scorsi da Aams alle associazioni di categoria del trotto e del galoppo, al Ministro dell’Economia Mario Monti, al Ministero delle Politiche agricole ed al Commissario governativo dell’Assi (ex Unire). Le categorie dell’ippica hanno accusato i Monpoli (Aams) “di gestire per un decennio in maniera distruttiva la scommessa ippica… oggi ha deciso di non sostenerla… senza contare che la stessa Aams ha sempre privilegiato giochi di azzardo forieri di disgregazione di giovani e famiglie”. Accuse rispedite al mittente “uno degli elementi presupposti di ogni tipologia di scommessa – si legge nella lettera di Aams – per la sua riuscita commerciale, è costituito dalla bontà tecnico-agonistica della gara di cavalli su cui scommettere, aspetto anch’esso di stretta ed esclusiva competenza di UNIRE. Quanto al fatto che AAMS privilegi giochi d’azzardo forieri di disgregazione etc., è noto a chiunque che qualsiasi scelta in materia è stata posta in essere da AAMS alla stregua di apposita specifica disposizione di legge. Peraltro non si comprende come, questa Amministrazione da un lato sia “efficiente” ed assicuri standards elevati per altri settori di gioco e dall’altro, con parva voluntas, operi contro quello ippico. Ciò premesso e ribadito, è vero che la situazione attuale è oggettivamente critica ma non è tale da oggi. Agli smemorati si ricorda che già a partire dal 1999 il settore, in termini di raccolta di gioco, ma anche di presenze di spettatori negli ippodromi è in declino, più o meno accentuato. E già da tempi lontani (2005), questa Amministrazione ha proposto modelli di finanziamento diversi dal presente, ha formulato proposte di disciplina dell’intero settore, ovvero di specifiche situazioni, nella logica di superare le situazioni critiche, senza però trovare la necessaria condivisione dell’Autorità tecnica preposta (UNIRE/MIPAF). Quindi, parlare, oggi, di dissennata politica di AAMS e di relativo conseguente risarcimento è non solo falso, ma privo di costruttivi effetti per il futuro. La rete distributiva del gioco, cioè quella dei concessionari, è frutto di apposita gare pubbliche che in nulla hanno utilizzato pregresse reti esclusive di gioco ippico (anzi al contrario, l’unico spezzone sopravvissuto per esclusive ed immotivate scelte del mondo ippico ha provocato una sentenza della Corte di Giustizia di condanna dello Stato Italiano) ed oggi sono in crisi solo perché le corse dei cavalli somministrate in Italia non sono, per la loro eccessiva numerosità e scarsa caratura tecnica, un evento ritenuto degno di scommessa. Come ben noto agli addetti ai lavori, occorre invece intervenire, una volta per tutte, da un lato sulla organizzazione delle corse, dall’altro sulle scommesse (tipologie, remunerazione filiera). Stando al secondo aspetto, quello che può interessare AAMS, occorre rendere più alta la quota parte della giocata da restituire al giocatore (c.d. pay-out), perciò incidendo sulla remunerazione della filiera (prelievo a favore di UNIRE e dei concessionari) e ricondurre ad unità il sistema di totalizzazione delle scommesse. Per inciso AAMS in tutto questo, giustamente, non ricava alcuna risorsa. Non per polemica, ma queste affermazioni sono le stesse messe sul tavolo, a suo tempo, aperto dal Ministro Zaia e successivamente dai responsabili pro-tempore. In conclusione, allo stato attuale, questa Amministrazione non può che confermare tutta la sua disponibilità a soluzioni, concrete ed efficaci, ma nello stesso tempo non può consentire a chicchessia di scaricare su di Lei, in modo ingiusto e non veritiero, ogni responsabilità”.

Di s.p.