Stefano Tanzi, il figlio dell’ex patron della Parmalat, coinvolto anch’egli nello scandalo finanziario, tanto che all’inizio dell’inchiesta giudiziaria finì persino agli arresti, è da considerare formalmente anche una delle vittime del crack Parmalat, questo si deduce da una decisione del Tribunale di Parma che reca la data dello scorso 20 maggio.
L’ex presidente del Parma Calcio, per il suo ruolo avuto nel gruppo che un tempo era controllato dalla sua famiglia, ha patteggiato una pena di 4 anni e 10 mesi che gli è stata applicata dallo stesso Tribunale di Parma, e successivamente è stato condannato dal Tribunale svizzero di Bellinzona ad una pena di 720 ore di lavoro socialmente utili, per altre contestazioni avanzate dalle autorità elvetiche. Stefano Tanzi, dopo il crack però ha avviato un contenzioso con la stessa Parmalat finita in amministrazione straordinaria, chiedendo al Tribunale di Parma di essere riconosciuto come creditore del gruppo. Quale dipendente dell’azienda è gli è stato riconosciuto il diritto ad essere iscritto nell’elenco dei creditori privilegiati, con un credito di 184mila 499 euro e 22 centesimi. Un esito che accogli solo parzialmente le richieste di Stefano Tanzi, che per far valere le sue ragioni ha portato in Tribunale i cedolini delle buste paga. I giudici scrivono però di aver accolto solo parzialmente le sue richieste, e nella sentenza del collegio presieduto da Nicola Sinisi, con a latere Giuseppe Coscioni e Silvia Cavallari, si precisa che eventuali altri crediti relativi altri contenziosi tra Parmalat e Tanzi, possono essere comunque compensati. Nel senso che l’attuale gestione della multinazionale, potrebbe a sua volta agire per i danni subiti dall’azienda nel crack.
Salvatore Pizzo (servizio realizzato per Tv Parma il 19/09/09)