Andrea d’Ungheria, noto anche come Andrea d’Angiò (30 ottobre 1327 – Aversa, 18 settembre 1345), era il secondo figlio di Carlo Roberto d’Ungheria ed Elisabetta di Polonia, fu Duca di Calabria.
Il matrimonio con Giovanna I di Napoli
Nel 1334, all’età di appena sette anni, fu dato in sposo alla cugina Giovanna d’Angiò, nipote di Roberto I di Napoli. Attraverso questo matrimonio, il sovrano napoletano tentò di ristabilire un legame di continuità fra il proprio ramo dinastico, confluito nella persona della sua nipote ed erede Giovanna, e quello degli Angioini d’Ungheria, discendenti di suo fratello Carlo Martello, ai quali Roberto aveva sottratto il trono di Napoli. Nelle intenzioni di Roberto, Andrea, secondogenito di Carlo Roberto e dunque nipote di Carlo Martello, avrebbe acquisito il titolo di Re di Napoli per suo proprio diritto e non in qualità di consorte di Giovanna. Tali disposizioni, inserite esplicitamente nel suo testamento, sarebbero servite a mettere fine alle contese fra i due rami della Casa d’Angiò, restituendo ai discendenti di Carlo Martello la dignità di legittimi detentori del trono di Napoli.
Andrea e Giovanna erano caratteri completamente diversi e quasi incompatibili. La futura regina era cresciuta nello splendore e nella magnificenza della corte di Roberto, immersa nel clima culturalmente vivace e raffinato di cui il sovrano, grande mecenate, amava circondarsi. Andrea era invece un carattere molto più rozzo e incolto, allevato secondo principi militareschi e di spregiudicata risolutezza. L’unione fra i due cugini fu infatti molto infelice, ma l’alto valore politico di cui essa si caratterizzava costrinse entrambi ad accettare e tollerare l’insofferenza verso l’altro.
L’ascesa al trono di Giovanna
Il 16 gennaio1343 Roberto il Saggio morì e Giovanna fu chiamata alla successione. Ma all’atto di accedere alla propria eredità, la nuova regina si rifiutò di condividere col marito la sovranità sul regno: spalleggiata da una buona parte della nobiltà napoletana, Giovanna si oppose fermamente al rispetto delle volontà testamentarie del nonno, provocando l’intervento del papa Clemente VI, titolare della signoria feudale sul reame. Il pontefice dispose l’annullamento del testamento di Roberto e convocata Giovanna a Roma la incoronò unica sovrana di Napoli, concedendo al marito Andrea il solo titolo di Duca di Calabria.
La mossa di Giovanna, avallata dal pontefice, irritò profondamente il principe Andrea, incapace tuttavia di pretendere il rispetto dei propri diritti ereditari e delle volontà del defunto Roberto. Il marito della regina era circondato dai nemici e qualsiasi sua reazione avrebbe potuto scatenare tragiche conseguenze. Temendo per la propria vita, Andrea scrisse alla madre Elisabetta di Polonia, esprimendole il desiderio di lasciare al più presto il reame napoletano. La vedova di Carlo Roberto decise di intervenire e si recò alla corte di Napoli mascherando la sua venuta dietro le parvenze di una visita di Stato. Prima di rientrare in Ungheria, Elisabetta pretese da papa Clemente il ritiro delle sue disposizioni e l’autorizzazione all’incoronazione di Andrea. Pare inoltre che Elisabetta abbia lasciato a suo figlio un anello, che avrebbe dovuto proteggerlo dai pericoli di morte per avvelenamento o per arma da taglio.
La congiura contro Andrea
Mentre il pontefice procedeva alla revisione delle proprie decisioni, un folto gruppo di nobili napoletani pianificò l’unico stratagemma che avrebbe consentito di evitare l’ascesa al trono di Andrea. La notte del 18 settembre1345, dopo una lunga battuta di caccia, il principe fu aggredito dai congiurati mentre si allontanava dalla propria stanza del castello di Aversa. I cospiratori riuscirono a strangolarlo con una corda e a scaraventare il suo corpo giù dalla finestra, mentre le sue urla disperate, almeno così si racconta, furono del tutto ignorate dalla regina Giovanna.
L’epilogo
La sovranità assoluta di Giovanna sul regno di Napoli era salva, ma l’assassinio di Andrea segnò l’inizio di un lungo e tormentato periodo di guerre che avrebbe sconvolto il meridione d’Italia per molti anni. Il delitto provocò infatti la reazione incollerita di Luigi I d’Ungheria, fratello di Andrea, che per ben due volte avrebbe invaso il regno mettendo in serio pericolo la permanenza di Giovanna sul trono napoletano. La responsabilità diretta della sovrana nella morte di Andrea non fu mai provata. Il processo istituito a suo carico dalla corte pontificia di Avignone dichiarò la sua completa innocenza ed estraneità alla congiura, ma la sentenza fu evidentemente barattata con la cessione da parte di Giovanna alla Chiesa del dominio della città francese. L’assassinio di Andrea fu vendicato solo trentasette anni dopo, il 12 maggio del 1382, quando i sicari inviati da Carlo di Durazzo raggiunsero Giovanna nella fortezza di Muro Lucano, dov’era stata rinchiusa, e la uccisero.
I figli
Andrea ebbe da Giovanna un solo figlio postumo, morto ancora bambino presso la corte d’Ungheria.
 
 
 
Molfetta ai tempi della Regina
Giovanna d’Angiò
 
18/05/2010   Cosa accadde in Puglia a metà del XIV secolo? Chi era la regina Giovanna d’Angiò? Quali i suoi rapporti con Andrea d’Ungheria duca di Calabria o con Luigi Ludovico d’Ungheria? A questa e a tante altre domande ha cercato di rispondere l’incontro "Molfetta ai tempi della Regina Giovanna d’Angiò", inserito nel programma del Maggio Molfettese.
Autentico protagonista il notar Domenico da Gravina, cronista dell’epoca che ci ha lasciato il "Chronicon de rebus in Apulia gestis", nel quale narra gli avvenimenti che hanno segnato il Regno di Napoli tra il 1349 ed il 1350. A dare voce al notabile pugliese, è intervenuta la professoressa Maria Giovanna Montrone, che ha tradotto il testo, custodito presso la Biblioteca Imperiale di Vienna, pubblicando un prezioso volume.
“Mi ha fatto molto divertire… mi ha fatto molto arrabbiare… mi ha irritata… l’ho trovato noioso in alcune pagine, pochissime…” ha affermato la professoressa Montrone, che ha sottolineato come si sia accostata al corposo manoscritto su invito del professore Raffaele Nigro che le aveva chiesto di tradurlo dal latino (ovviamente da un latino medievale).
Stimolata dalle domande della dott. Marianna Nappi Mancini, presidente della sezione Fidapa di Molfetta, ha tracciato la figura del notar Domenico, di cui si ignora qualsiasi cosa non sia stata riportata nel “Chronicon”, ha trasportato l’uditorio alla corte napoletana del XIV secolo, accompagnandolo a scoprire le trame ordite per la lotta alla successione al trono di Napoli tra Giovanna d’Angiò ed il ramo ungherese della famiglia angioina. Sposa a soli sei anni del suo cugino Andrea d’Ungheria (di sette anni), dopo circa dieci anni, sale al trono alla morte di Roberto d’Angiò, definito saggio sovrano, il quale aveva promesso che la corona sarebbe stata assegnata ad entrambi i coniugi. Ma Andrea, che non ricevette l’investitura, venne attirato in un tranello ed ucciso nel castello di Aversa. Gli Ungheresi invasero il Regno di Napoli: furono anni di devastazioni, terrore e rovine che ebbero conseguenze anche sulla nostra città.
Delle implicazioni che segnarono Molfetta (l’assedio da parte di Giovanni Pipino, le lotte fra le famiglie nobili ecc) ha parlato il professore Marco Ignazio de Santis, il quale ha inoltre elogiato la professoressa Montrone per il lavoro svolto e, soprattutto, per la traduzione moderna ed elegante.
Una serata culturale che si è rivelata una passeggiata nella storia, nella società medievale, nelle nostre origini.
 

Di red