Nei giorni scorsi il nostro giornale, come tante altre testate giornalistiche ha parlato del caso di Roberto Battaglia, l’imprenditore vessato dagli usurai che con le sue dichiarazioni ha provocato l’arresto di cinque persone, ritenute legate al Clan dei Casalesi. Nonostante questo fatto, le banche avevano ottenuto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che i suoi ben fossero messi all’asta, sospesa dopo che l’uomo si è incatenato davanti alla Prefettura di Caserta.
Battaglia in una lettera a numerose autorità, pubblicata per intero dal nostro giornale ha sostenuto che uno degli arrestati fosse Luigi Schiavone, “cugino del Più famoso Francesco meglio conosciuto come Sandokan”, ma questa parentela viene smentita platealmente dall’avvocato dell’interessato, Vincenzo Domenico Ferrato, che al giornalista Biagio Salvati ha anche detto: «I reati contestati al mio cliente sono di competenza della Procura di Santa Maria Capua Vetere, e non della Dda, e dunque mai sono stati ipotizzati collegamenti di favoreggiamento camorristico o associazione di stampo mafioso come si evince da alcune dichiarazioni rilasciate pubblicamente dalla presunta vittima. Inoltre – afferma l’avvocato Ferraro – abbiamo presentato alla Procura i certificati anagrafici che smentiscono parentele del mio cliente con personaggi della criminalità organizzata, spesso citati in questa vicenda, con i quali c’è solo una comunanza di cognomi».
Sotto la lettera di Battaglia: