Il Giudice per l’Udienza preliminare di Bologna Bruno Perla insieme a coloro che sono considerati i vertici modenesi del Clan dei Casalesi, ha condannato anche altri soggetti. I due principali indagati erano Alfonso Perrone detto ‘O’ Pazzo’, che è stato condannato a 7 anni e 10 mesi (assolto relativamente a due estorsioni che gli erano state contestate) e Sigismondo Di Puorto, che è stato condannato a 7 anni e 2 mesi.

Insieme a loro hanno scelto il rito abbreviato: Salvatore Buonincontri (3 ani e 2 mesi), Andrea Doglia (2 anni e 10 mesi), Luciano Giordano (10 mesi), Salvatore Lucenti (1 anno e 3 mesi, pena sospesa), Nazzaro Massimo (2 anni pena sospesa). Le accuse a loro carico risalgono al marzo del 2010, per quelle vicende altre quindici persone sono state rinviate e tre sono stati prosciolti. Il processo inizierà in Tribunale a Modena il prossimo 23 giugno, questi gli imputati: Carmine Cavalieri, Felice Carbone, Domenico Esposito, Salvatore Lionetti, Francesco Montanino, Paolo Raviola, Franco Noviello, Salvatore Pellegrino, Giovani Perrone, Pasquale Perrone, Mario Temperato, due cittadini albanesi e Francesco Molaro (ex avvocato di Perrone). Le due persone prosciolte per non aver commesso il fatto sono Ciro Esposito e Antonio Napoletano. Il pm per Perrone e di Puorto aveva chiesto 8 anni per entrambi, sono ritenuti i massimi referenti del Clan dei Casalesi attualmente operativi nel modenese. Nel marzo del 2010 in tutta la provincia di Modena sono state eseguite numerose ordinanze di custodia cautelare, secondo gli inquirenti i Casalesi avevano organizzato un vasto giro di estorsioni, anche grazie ad “amici” locali affiliati all’organizzazione criminale. Dalle ricostruzioni investigative è merso anche che tre imprenditori sono stati pestati per essersi rifiutati di piegarsi alla volontà dei “masti”, come picchiatore sarebbe stato ingaggiato un cittadino albanese. Le ordinanze vennero eseguite in quasi tutta la provincia, tra Mirandola, Bomporto, Bastiglia, San Prospero, Campogalliano, Formigine, Modena e Nonantola. In quest’ultimo comune sarebbe stata allocata la centrale modenese del Clan, all’interno di un locale. Nella sua ultima relazione la Direzione nazionale Antimafia scrive: «La presenza dei Casalesi è ormai datata e risale ad alcuni decenni, in particolare nella provincia di Modena la Camorra ha saputo adattarsi bene alla diversa realtà socio-economica dell’Emilia-Romagna, poco avvezza all’omertà e alla connivenza», per questo nel mirino dei Casalesi sono finiti «spesso provenienti dalla provincia di Caserta, e quindi ben consci dello spessore criminale dei loro estorsori e del concreto pericolo». Una sorta di portatori sani di Camorra, la piovra per succhiarci il sangue ci segue anche quando scappiamo.

Salvatore Pizzo

sopra di Di Puorto, sotto Perrone



Di red