Le dichiarazioni dell’imprenditore edile Francesco Emini ai magistrati hanno portato ad una raffica di condanne sia per esponenti e gregari del Clan dei Casalesi che a vari loro addentellati nella politica locale, da allora vive blindato e la sua azienda edile è fallita, ma questo non ha per nulla scalfito gli amministratori del Comune di Parma, dove Emini aveva degli appalti importanti che a causa del suo coraggio ha dovuto abbandonare.
Gli amministratori della città emiliana, attraverso un legale, hanno chiesto al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (sezione fallimentare) di vedere riconosciuto al Comune di Parma un credito di 150mila euro però il giudice ha rigettato la richiesta, ma non contento l’ente ha impugnato la decisione. Accanirsi così contro chi è stato vittima della Camorra non depone bene per Parma, la cui economia ha avuto non pochi benefici grazie al Clan dei Casalesi che da noi uccide e depreda e da loro porta ricchezza. La loro Parmalat veniva imposta alla nostra gente a suon bombe contro le latterie nostrane concorrenti, grazie a rapporti commerciali suggellati da regolari contratti, inoltre sono noti gli investimenti dei prestanome parmensi della holding criminale nella cittadina ducale. Emini a Parma doveva realizzare lo svincolo della tangenziale in Via Budellungo e l’impianto fognario Acqualena di Via Sidoli, appalti che ad opera iniziato ha abbandonato. Lo stesso è avvenuto al Campus universitario di Parma, ma in quel caso pare non ci siano contenziosi. Per l’estorsione ad Emini avvenuta principalmente a Lusciano, dove sono stati condannati esponenti di primo piano della politica locale, la Corte di appello di Napoli (presidente Troise) ha confermato quasi in pieno le condanne emesse in primo grado dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti degli imputati, quelli che a suo tempo avevano scelto il rito ordinario: Francesco Bidognetti, alias Cicciotto e Mezzanotte, 8 anni, Luigi De Vito, 8 anni, Giuseppe Cristofaro, 1 anno e 6 mesi, i pentiti Luigi Diana e Domenico Bidognetti, 3 anni e 6 mesi, per Vincenzo Di Bona 6 anni. Dopo il processo numerosi dipendenti hanno perso il lavoro, un esempio chiaro di cosa significa Camorra, che in questo caso ha fatto un piacere indiretto ai concorrenti del Nord che giustamente, in alcuni casi, si sono visti aggiudicare gli appalti abbandonati forzosamente da Emini. Un’altra sentenza relativa alle estorsioni contro Emini è quella emessa dal giudice dell’udienza preliminare di Napoli, Paola Russo, si tratta degli indagati che hanno scelto i riti alternativi: Nicola Verolla, Pasquale Cristofaro e Gennaro Santagata (8 anni); Antonio Cristofaro e Luigi Tamburrino (6 anni); Palmina Ferrara (4 anni esclusa l’aggravante camorristica), Vincenzo Tamburino, Luigi D’Alessio, Michela Cantone e Natalia Vitale (2 anni, esclusa l’aggravante camorristica) e Salvatore Tamburino (1 anno e 4 mesi esclusa l’aggravante camorristica). Secondo le accuse un ruolo fondamentale in questa vicenda lo avrebbe avuto la famiglia Cristofaro di Lusciano, uno degli imputati, Gennaro Santagata, era presidente del Consiglio Comunale di Lusciano (14 mila abitanti) dello Sdi, Cristofaro negli anni ’80 è stato sindaco.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo