L’arresto di Michele Zagaria ha un contraccolpo diretto anche nei legami torbidi che il Clan dei Casalesi ha con alcuni segmenti dell’economia emiliana, il superboss ha da scontare anche una condanna a 13 anni che riguarda direttamente Parma. L’organizzazione criminale aveva imposto il monopolio della Parmalat in vaste aree del Sud, le ditte concessionarie del latte di Collecchio erano una diretta promanazione della Camorra, che arrivò a minacciare a suon di bombe un altro produttore concorrente di Parmalat, che ebbe il coraggio di denunciare tutto e mettere in luce vicende inconfessabili.
Per quei fatti 8 anni sono stati dati anche al nipote Filippo Capaldo, 10 anni di reclusione per il suo predecessore boss Francesco Schiavone «Sandokan». L’incasso delle vendite insanguinate risaliva la penisola finendo a Parma e nel Parmense, infatti il latte da quelle parti grazie al monopolio imposto dalla camorra costava di più che altrove. In quel processo furono chiamati a testimoniare molti uomini Parmalat, tra cui Calisto Tanzi. I legami con Parma sono confermati anche dal fatto che attraverso capitali movimentati da amici parmigiani, secondo gli inquirenti i Casalesi avrebbero tentato di acquistare persino una banca d’affari milanese, ma l’inchiesta è ancora in corso. Non mancano gli interessi nel settore immobiliare che nel giugno del 2007 furono denunciati pubblicamente da un gruppo nato su internet, che arrivarono a Parma attaccando gigantografie del boss Zagaria in Viale Mentana e Borgo Giacomo. Per questi interessi nel settore immobiliare a Parma c’è la condanna del fratello, Pasquale Zagaria che in appello ha avuto 8 anni e 10 mesi. L’uomo noto per l’incontro con l’ex assessore del Comune di Parma, Bernini. Nel parmense sono stati sequestrati beni per circa 30 milioni di euro nell’operazione “Normandia” che erano amministrati da amici parmigiani. Del resto è di Parma è il primo imprenditore settentrionale condannato per avere legami con la camorra, Aldo Bazzini in appello ha avuto 3 anni e 4 mesi.