
Un sorriso coinvolgente che svela l’entusiasmo di un lavoro svolto con passione, una carica straordinaria e la semplicità dei grandi maestri, è questa l’impressione di chi incontra per la prima volta Mosè Ricci. Architetto ed urbanista, insignito della Medaglia d’argento della Repubblica Italiana come Benemerito della cultura, docente presso la Facoltà di Architettura di Pescara, attualmente impegnato nella mostra sul Riciclo presente al MAXXI di Roma fino al 29 aprile 2012.
Con simpatiche espressioni, ha manifestato il suo gradimento per la mozzarella di bufala aversana, dando così il via al seminario tenutosi giovedì nella Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli” di Aversa. Dai prodotti, al territorio, ai nuovi paradigmi, il convegno è diventata l’occasione per affrontare con i giovani architetti, le problematiche che investono la società odierna e le responsabilità scaturenti dall’attività dei futuri tecnici e trasformatori del territorio.
In un contesto come quello attuale, che vede l’Italia priva di un linguaggio proprio e di un’identità precisa, che vive quasi esclusivamente delle reminiscenze del forte passato, si avverte la necessità di un nuovo input. Un impulso verso il futuro, rispettoso della tradizione, ma non deferente. Una spinta innovatrice, che parte esaminando proprio se stessa. Ripercorrendo a ritroso, in una sorta di mea culpa, gli ultimi 30 anni caratterizzati da un estremo impeto costruttivo, non è difficile individuare – afferma Ricci – il motivo della “mania del mattone”. In un periodo contrassegnato da incertezze economiche, tanti hanno infatti, preferito investire nelle costruzioni, determinando uno smisurato consumo del suolo ed un’alterazione delle caratteristiche territoriali, generando in gran parte quella che viene definita: crisi ambientale.
Dalla consapevolezza dell’impossibilità di costruire in eterno, dalla presa di coscienza del disastro ecologico prodotto, e dal cambiamento di rotta del mercato immobiliare, scaturisce la comprensione di una necessaria e repentina inversione di marcia. S’introduce così l’intervento coscienzioso che fa del “riuso” una nuova forza motrice. Proprio dall’idea della pratica del Riciclo, intesa come uno dei massimi generatori di innovazione creativa, nasce la mostra “Re-Cycle, strategie per l’architettura, la città e il pianeta”. Un’esposizione di 80 opere tra disegni, modelli, progetti di architettura, urbanistica e paesaggio, che hanno provato ad innovare l’architettura delle città in tutto il mondo. Dai due grandi silos nel porto di Copenhagen riconvertiti a condomini di lusso, agli interventi italiani, come il doppio tunnel del Trentino riutilizzato a cura dello studio Terragni e la cava sarda diventata Parco dei Suoni. Un dialogo continuo con opere di artisti, designer, video maker, 1500 ore di filmati di Blob, la trasmissione per eccellenza che riusa spezzoni di materiale televisivo, e ancora, i dischi di Jimi Hendrix incisi sulla lastra radiografica di un cranio fratturato nella Russia della Guerra Fredda, quando il vinile era vietato. Un viaggio interdisciplinare da non perdere, attraverso opere di genere e provenienza diverse, accomunate dal vantaggioso riuso creativo dello scarto.
Ester Pizzo