“Se fosse accaduto a Bologna il risarcimento sarebbe arrivato da tempo, ma ad Aversa è tutta un’altra storia”. Questa la risposta ottenuta dal rappresentante della compagnia assicuratrice a cui si era rivolto per ottenere quanto dovuto per contratto. Avendo pagato un premio che ad Aversa, come nell’intera Campania, è più alto rispetto all’intera penisola mai avrebbe pensato di ascoltare una
tale risposta che in caso di richiesta di risarcimento, eppure … . Questa la storia: il signor Oscar, 38 anni, titolare di un piccolo negozio di abbigliamento nel dicembre 2007 è vittima di un furto con scasso messo in atto da ignoti a danno del suo esercizio sito in via Prassiccio ad Aversa. Essendo assicurato per un massimo di 20mila euro con la compagnia …. dopo aver sporto denuncia ai carabinieri chiede all’assicurazione il risarcimento del danno subito. Naturalmente vengono eseguite le indagini da parte degli specialisti dell’arma e viene effettuata una verifica da parte del perito della compagnia assicurativa che gli propone un risarcimento di 5 mila euro. Per Oscar l’importo non era sufficiente a coprire il danno dal momento che qualche settimana prima del furto aveva ricevuto della merce da vendere nel periodo novembre-gennaio, merce che avrebbe pagato nel giro di novanta giorni. Così chiede un risarcimento più alto, almeno 15 mila euro, quanto pasta per saldare il debito contratto con i fornitori. L’assicurazione non acconsente, anzi gli viene fatto osservare che se il furto fosse avvenuto altrove, ad esempio a Bologna, non ci sarebbe stato problema, nel giro di pochi giorni avrebbero pagato, ma è accaduto ad Aversa e Aversa è zona di camorra, di delinquenza, di truffe. Una risposta che presuppone che ad Aversa non esista un commerciante onesto, né gente onesta e non si possa subire un furto vero, ma tutto ciò che accade nella città capoluogo morale dell’Agro è preordinato, premeditato, pensato a tavolino. Insomma siamo alla discriminazione territoriale più spinta, quella stessa che porta alle stelle ad Aversa, e in Campania, le tariffe dell’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile degli automobilisti e che impedisce di assicurare un autovettura o una moto contro furti o rapine. Così ad Oscar non è restato che rivolgersi al giudice per far valere i propri diritti ed ottenere il dovuto. E’ qui casca l’asino, perché se è vero come è vero che la giustizia è lenta nel caso del furto con scasso effettuato a danno del negozio di Oscar è lentissima. Dopo la prima udienza, avvenuta nel maggio 2008, le sedute si sono succedute con rinvii di sei mesi per volta andando avanti fino ad oggi, quindi per ben 5 anni. A settembre 2012 c’è stato l’ennesimo rinvio per la seduta che potrebbe essere conclusiva, dato che si tratta di quella dedicata alla discussione e all’eventuale conclusione, fissata per il 16 ottobre 2015. Insomma il giudice ha necessità di tre anni per leggere e valutare gli incartamenti di un caso che la stessa assicurazione non aveva messo in dubbio avendo offerto ad Oscar 5 mila euro di risarcimento. Se avesse avuto dei dubbi sulla realtà dei fatti l’assicurazione stessa avrebbe citato Oscar per tentativo di truffa invece è stato Oscar a citare l’assicurazione per ottenere il risarcimento del danno come da contratto. Aspettando la conclusione della vicenda c’è da dire che ad Oscar è ormai impossibile esercitare una qualsiasi attività commerciale, onesta e legale, perché non avendo liquidità per pagare i fornitori della merce che gli era stata rubata è stato protestato ed inserito nell’elenco dei protestati, cosicché non potendo ottenere finanziamenti per mandare avanti il suo negozietto ha dovuto dichiarare fallimento e chiudere l’attività, andando ad ingrossare il numero dei disoccupati. Questo non sarebbe accaduto se la sede dell’esercizio commerciale non fosse stata Aversa una città “malfamata” come l’intero hinterland, dove per assioma, tutti sono in qualche modo delinquenti o se va bene dei truffatori. In una città del nord quella Bologna citata come esempio dagli impiegati dell’assicurazione Oscar avrebbe ottenuto il risarcimento ed oggi sarebbe ancora un commerciante in attività non un disoccupato protestato senza futuro. Stessa cosa sarebbe avvenuta se la giustizia non avesse tempi così lunghi. Sette anni per discutere ed eventualmente concludere un giudizio per un furto con scasso accertato ed accettato anche dalla compagnia assicuratrice che ha detto no al risarcimento solo perché voleva pagare il danno con una somma più bassa di quella fissata per contratto sono davvero tanti. Possibile che debba andare così?
ANTONIO ARDUINO