Uomini, fatti e ritratti
A cura di: Alessandro Carotenuto (Osservatorio Cittadino)
Didascalia sotto il ritratto: Franco Ricciardi e la sua “Gazzetta Aversana”
FRANCO RICCIARDI
(Il farmacista giornalista)
Franco Ricciardi non nacque aversano ma vi diventò, e forse lo fu più intensamente di tanti aversani di nascita. Originario di Calitri, un paesino irpino ai confini con la Basilicata, aprì gli occhi alla vita nell’aprile del 1925, figlio di Emilio e Rosa Nannariello.
Visse un’infanzia turbolenta che sfociò in un’adolescenza profondamente segnata dalla guerra. Il secondo conflitto mondiale scoppiò, infatti, quando il Nostro aveva appena quindici anni, e si concluse per lui con quello che fu senza alcun dubbio l’episodio più tragico della sua esistenza: il massacro del padre e della sorella in un’azione di rappresaglia, consumatasi il 29 settembre 1943. Questo drammatico avvenimento va inserito nel quadro dei feroci scontri tra fascisti e partigiani che caratterizzarono quegli anni bui e che riempirono di lutti fratricidi l’intera penisola. Egli stesso fu vittima di una bomba lanciata nella sua abitazione a causa della quale rimase ferito, e c’è da credere che in questo periodo, sulla scorta di tali violenti episodi, andò gradualmente sviluppando le sue idee politiche, che negli anni successivi non avrebbe avuto timore ad esprimere con schiettezza e genuinità, anche attraverso la carta stampata.
Durante e appena dopo la guerra, a causa di gravi difficoltà economiche, fu costretto a lasciare gli studi e ad arruolarsi prima nell’Arma dei Carabinieri, poi nella Polizia. Ma finalmente nel ’46, abbandonata la vita militare, ritornò ai libri e conseguì la maturità presso il liceo “Vincenzo Cuoco” di Napoli.
Fu in questo periodo che andò maturando il suo interesse per il giornalismo, attività di cui i primi vagiti furono gli articoli scritti per “La Gazzetta di Portici” e “L’Irpinia Sanitaria”.
Nel 1948 si iscrisse alla Facoltà di Farmacia e, cinque anni dopo, nel 1953, si laureò completando la costruzione delle fondamenta sulle quali si ergerà tutta la sua successiva vita professionale.
Nel 1950 si trasferì ad Aversa, e da qui divenne corrispondente del “Il Giornale d’Italia”. Svolse poi il suo praticantato da farmacista a Napoli, presso il dott. Giangrieco , e in seguito presso alcune farmacie aversane. Stabilitosi definitivamente nell’antica città normanna, mise su famiglia e cominciò a collaborare con importanti testate giornalistiche come “il Mattino” ed “il Roma”. Ma questo fu solo il preludio, fu solo l’aratura di quel terreno da cui sarebbero sbocciate le sue creature più importanti: “Gazzetta Aversana” e “Il Farmacista Sociale”.
Fondata nel 1954, insieme a Paolo Abate e con la collaborazione di Giulio Amandola che ne divenne il redattore capo, la “Gazzetta” fu il periodico più longevo della storia aversana, e coi suoi venticinque anni di vita attraversò, raccontandole, le vicissitudini di un’intera generazione. Su questo foglio si formarono alcune delle penne più importanti del giornalismo cittadino, ed oggi, scorrendo gli occhi attraverso quelle pagine ingiallite dal tempo, ci si può rendere conto dell’importante patrimonio che ci è stato lasciato in eredità.
Franco Ricciardi ebbe una mente versatile, i suoi interessi spaziavano dalla scienza all’arte, dall’attualità locale a quella nazionale, scrisse di letteratura, di medicina, di politica; partecipò a concorsi di poesia e scrisse anche alcuni racconti. Dai suoi articoli è facilmente riconoscibile un carattere indomito, fiero, orgoglioso; una personalità combattiva, che non temeva dire “pane al pane e vino al vino”. Politicamente era indubbiamente un conservatore, vicino al liberalismo malagodiano, tanto avverso al socialismo quanto lontano dall’estremismo neofascista e dal nostalgismo monarchico. Lo si trova persino candidato alle elezioni politiche del ’76 nelle liste del PLI, che proprio quell’anno subì un tracollo epocale, ma nonostante ciò mantenne sempre un’irriducibile libertà di pensiero ed un’indipendenza di cui andava orgoglioso. Spesso si trovava su posizioni scomode ed anticonformiste, come quando si schierò contro l’abrogazione della pena dell’ergastolo che in quegli anni di “compromesso storico” sembrava destinata a “passare” alla prova del parlamento, proponendo piuttosto, chissà quanto provocatoriamente, l’introduzione della pena di morte per gli assassini: “chi uccide deve essere ucciso”, scrisse in un suo infuocato articolo nel febbraio del ’71, frase brutale ma che sembra caricarsi di significato se riportiamo la mente a quell’episodio che, nel pieno della sua gioventù, lo rese orfano di un padre e lo privò dell’affetto di una sorella.
Dieci anni dopo la “Gazzetta Aversana” egli fondò un nuovo importante periodico, “Il Farmacista Sociale”, destinato alla categoria, e che in poco tempo si affermò a livello nazionale divenendo un punto di riferimento nel campo farmacologico, e che ricevette il Premio di Cultura del Consiglio dei Ministri.
Fu lui, inoltre, ad istituire il primo concorso letterario nazionale fra tutti i farmacisti italiani, i quali, nel 1973 a Capri, gli donarono una targa d’oro come segno di riconoscimento.
Nell’ottobre del ’73 il prof. Domenico Pirozzi, presidente della Pro-Loco aversana, lo nominò “Cittadino Benemerito”. Pochi anni dopo, a causa di gravi problemi familiari, egli dovette abbandonare la sua “Gazzetta”, che resistette ancora per poco tempo senza di lui, e chiuse i battenti dopo un quarto di secolo di intensa e gloriosa attività.
Negli ultimi anni della sua vita Ricciardi si dedicò totalmente all’attività di farmacista nell’Istituto di sua proprietà che aveva sede al Vomero, e che aveva lo stesso nome della sua ormai famosa rivista “Il Farmacista Sociale”.
Si spense prematuramente nella primavera del 1984, all’età di 59 anni, ma la sua opera rimarrà una pietra miliare, un avvenimento indelebile nella storia del giornalismo aversano.
Germano Carotenuto
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