Dire “l’avevamo detto” non è elegante ma dopo l’assoluzione dei boss del Clan dei Casalesi Francesco Bidognetti (Cicciotto e Mezzanotte) e Antonio Iovine (O’ Ninno) per le lamentante minacce allo scrittore Roberto Saviano, vorremmo ricordare a quanti si si scandalizzano o fingono di esserlo che da tempo la nostra piccola voce solitaria ha posto questo quesito:
se numerosi esponenti legati direttamente o indirettamente al Clan dei Casalesi hanno recitato se stessi in “Gomorra”, probabilmente guadagnando quattrini, le minacce all’autore del romanzo che per alcuni di loro è stata fonte di lucro e di pubblicità non potevano sussistere.
Esponenti così in vista dell’organizzazione camorristica non avrebbero potuto parteciparvi senza l’assenso dei vertici, questi sgarri i camorristi li fanno pagare con la morte.
Dai profili di molti di coloro che facevano parte del cast dell’omonimo film diretto da Matteo Garrone, tratto appunto dal libro di Saviano, tutto appare più chiaro:
Questo l’elenco degli attori di “Gomorra” arrestati (non tutti per vicende di camorra):
1) il 47enne Marcello D’Angelo, comparsa nel film, ritenuto affiliati alla fazione dei Casalesi che fa capo alla famiglia ‘Venosa’, guidata da Luigi Venosa, alias “Giggino O’ Cucchiere”. Secondo gli inquirenti lui e la moglie, Anna Iannone di 40 anni, avrebbero estorto somme di denaro agli inquilini abusivi che occupano appartamenti che una volta ospitavano i militari della Nato al ‘Parco Saraceno’ di Pinetamare di Castelvolturno. Territorio controllato dai boss dove erano state effettuate anche riprese del film ‘Gomorra’;
2) Giovanni Venosa, una delle prove viventi che il Clan dei Casalesi non teme il prodotto editoriale “Gomorra”. Venosa, detto “Giuvann O’Russ”, nel film è il giovane boss che richiama più di una volta i due ragazzini che non stanno agli ordini. La prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso a 13 anni e 10 mesi di carcere. Secondo le accuse tra il 2008 e il 2009, pur dovendo essere detenuto nella casa lavoro di San Giuliano Saliceto in provincia di Modena, si recava a Castelvolturno dove si occupava di estorsioni. Stando agli inquirenti una volta trascinò per i capelli il titolare di un ristorante, mostrando la pistola mentre era in corso un banchetto con numerosi invitati. A far scattare l’inchiesta hanno contribuito anche le denunce dell’ex sindaco Francesco Nuzzo. Il pm Luigi Landolfi aveva chiesto per Venosa la condanna a 24 anni di carcere;
3) Nicola Battaglia, 20 anni di Giugliano, è stato coinvolto anch’egli in vicende marginali, nel film è uno dei ragazzi sottoposti alla prova di coraggio per essere ammessi nel clan;
4) Il cantante neomelodico Raffaele Migliaccio, 24enne di Casoria in arte “Raffaello”, dopo aver aggredito un vigile del fuoco a Napoli ha assalito anche gli agenti intervenuti per fermarlo, è stato accusato di oltraggio, minacce, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio, fu condannato per direttissima a 1 anno. Una sua canzone “La nostra storia” è stata utilizzata nel film, durante un concerto a Palermo ha salutato “gli ospiti dello Stato” (i detenuti);
5) Bernardino Terracciano, 53 anni di Villa Literno, che nella pellicola interpretava proprio “Zì Bernardino”, lui è coinvolto nell’indagine “Domizia”, con lui è coinvolta anche la moglie di Giuseppe Setola, Stefania Martinelli;
6) Salvatore Fabbrocino, fermato in un’indagine relativa allo spaccio;
7) un cittadino cinese accusato di riciclaggio dai finanzieri del Comando provinciale di Napoli.
Un altro attore che nel film interpreta “Pisellino”, fu fermato dagli inquirenti nel corso di un controllo scattato durante il banchetto nunziale di un altro personaggio in odore di Camorra.
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L’ultima vicenda quella relativa alle presunte dazioni di danaro che secondo alcune ipotesi investigative la produzione della serie televisiva di Sky avrebbe versato al Clan Gallo – Pisielli è solo l’ultimo caso in ordine cronologico di sfortunate “coincidenze”. Dopo il libro edito da Mondadori e il film di Garrone, oramai “Gomorra” è un brand che tira, specie dopo che le minacce verbali rivolte a Saviano hanno avuto maggiore risonanza mediatica, ciò a differenza di quanto subiscono quotidianamente i numerosi cronisti di frontiera, ai quali nessuno si preoccupa di riconoscere che quelle cose le scrivono tutti i giorni sui giornali locali. Memorabile fu una frase, mai smentita, pronunciata dal Senatore Maurizio Gasparri, in occasione dell’ennesimo arresto di un attore di Gomorra:
“Più che per il record di incassi, Gomorra resterà alla storia come un film sfigato. Almeno per i presunti attori che vi hanno partecipato. Continuano a fioccare arresti di criminali a suo tempo stoltamente ingaggiati con ruoli da protagonista e poi ritrovati con le mani nel sacco. (…) Gomorra, sul cui valore civile non discutiamo, si sta rivelando sempre di più un film che di fatto ha finanziato dei criminali. E’ vero che andava rappresentata una verità estrema, ma era proprio necessario assumere dei delinquenti? La realtà ha veramente di gran lunga superato la fantasia. Tanto più che, come dovrebbero sapere Saviano e i produttori, c’è il rischio di continuare a remunerare dei camorristi”.
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