Quando muore una persona cara e le lacrime inondano il viso è difficile non avvertire il turbamento provocato dal lutto: ci ha lasciato Filippo Reccia. Riassumere in un articolo i valori che ha saputo trasmettere a tanti di noi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo è assai difficile, eravamo i ragazzi di quello che fu il Fronte della Gioventù. Il Federale prendeva ognuno di noi “per mano” cercando di accudirci nel nostro percorso di crescita umano e militante, faceva di tutto per trasmettere quei valori di socialità e cameratismo che forse si sono cancellati irrimediabilmente per mano di molti che hanno tradito pugnalando. Eravamo un gruppo umano autentico e spesso come in ogni famiglia c’erano anche i momenti di litigio, lui sempre lì pronto a mediare, a mettere la pace a consigliare, rendendo la comunità militante un percorso di crescita non solo politica. Il suo essere generoso con gli altri andava oltre il partito, era il nostro Federale quando negli anni ’90 percorreva in lungo e largo Terra di Lavoro alla guida della sua Tipo Bianca, sembrava una sorta di cavaliere solitario, tenace nel perseverare obiettivi che agli altri sembravano utopie, poi divennero realtà. Arrivava all’improvviso nelle sezioni senza mai avere l’atteggiamento di chi comanda ma di chi consiglia, aveva fatto diventare il Movimento Sociale Italiano un modo di vivere più che un soggetto politico, una vera “Comunità Militante”. Si relazionava con i ragazzini senza mai far pesare di essere un capo, aveva l’umiltà di non farti sentire che lui era un grande. Aveva il carisma affascinante di chi può insegnare a tanti. Infatti nella vita, prima che lo chiamassimo il Federale, era O’Prufssor, poi per sempre fu O’ Senator. Quando divenne parlamentare la gioia fu immensa, nel Senato c’era veramente uno di noi non uno che millantava di esserlo, sembrava impossibile eppure accadde per ben due volte di seguito. In molti lo hanno pugnalato alle spalle, magari anche qualcuno di quelli che oggi lo piangeranno, ma lui non ha mai mostrato il rancore, era un Signore, lo dimostrò anche quando reagimmo dormendo nella sede della Federazione, sentivamo come una cattiveria contro tutti noi, la sua mancata ricandidatura al Senato. Da quel giorno tutto cambiò, ci fu l’avvento di certi cacciatori di prebende e il nostro mondo fu irrimediabilmente compromesso ed amputato, da lì iniziò il declino e lo sperpero di un patrimonio, ideale, politico e umano che ancor oggi provoca il magone, ma la sua signorilità alleviava l’amarezza. Le strade di tanti di noi, a volte cresciuti insieme, si divisero per sempre. L’unico che non portava rancore per nessuno era lui. In molti hanno continuato a volergli bene anche quando certe esperienze erano diventate il lontano ricordo quasi ingiallito dei tempi che furono: l’altoparlante sulla macchina per annunciare i comizi, le uscite notturne ad attaccare i manifesti, i discorsi alla gente su camion che fungevano da improbabile palco, l’Inno a Roma cantato come atto di fede sempre e comunque. La voglia di andare nei Paesi è parlare alle piazze vuote rivolgendosi alla gente “che si nascondeva dietro alle finestre”, sembrava follia ma era solo amore di un’idea, insieme a Filippo volevamo una patria, più libera, più onesta e più valorosa.
Si è spento a 66 anni, è stato per anni professore di francese. Lo ha colto un malore improvviso, da tempo era afflitto da problemi cardiocircolatori. Era di San Cipriano d’Aversa dove è stato anche amministratore locale, fu Senatore dal 1996 al 2001, ma vale la pena dirlo: lui non si è arricchito.
I funerali si terranno nella Chiesa di Santa Croce, domani venerdì alle 15.30.
Ciao Filippo!
Salvatore Pizzo, già militante del fu Fronte della Gioventù
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