Bologna – Francesco Schiavone l’omonimo cugino del boss Sandokan, che è detenuto a Parma, sottoposto al regime del carcere duro, ha fatto ricorso al Tribunale di Sorveglianza di Bologna per ottenere la detenzione normale. I magistrati Luca Ghedini e Nadia Battelli, con gli esperti Benedetto Ruggiero e Ilaria Mantovani hanno respinto la richiesta cedendo solo ad una richiesta di Schiavone, che ha agito attraverso l’avvocatessa Patrizia Caruso,

hanno dichiarato illegittima la disposizione di concedere al boss 55enne solo un’ora di colloquio settimanale con i parenti prolungando a 2 ore il tempo per incontrare i congiunti, è il limite massimo previsto per i detenuti al regime del 41 bis che hanno parenti residenti fuori dal comune dove ha sede il carcere. Schiavone ha lamentato anche le restrizioni relative alla ricezione dei pacchi, ma i giudici hanno detto che nulla cambia per lui. Nell’ordinanza il Tribunale di Sorveglianza di Bologna hanno scritto che Schiavone, il quale sta scontando due ergastoli, non può tornare al regime carcerario ordinario perché: “(…) E’ stato appurato, grazie anche alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che durante la precedente carcerazione il medesimo riusciva a mandare messaggi agli associati in libertà ai quali ordinava il compimento di attività delittuose compresi gli ordini per la commissione di omicidi”. In pratica “Cicciariello” comandava anche dal carcere.

Salvatore Pizzo