Due ergastoli per i boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria “Capa storta” e Vincenzo Schiavone detto “Petillo” e 10 anni per il boss pentito Antonio Iovine alias “O’ Ninno”. Questo è la pena richiesta dal pm della Dda per l’omicidio di Michele Della Gatta, elemento del sodalizio criminale, ammazzato il 5 giugno del 1999 in un lido di Castel Volturno.
Un omicidio la cui indagine si chiuse inizialmente con un’archiviazione, poiché non furono scoperti mandanti ed esecutori, fino a quando Nicola Schiavone, figlio pentito di Francesco “Sandokan”, e lo stesso Iovine, hanno iniziato a rivelare importanti informazioni.
Da quanto è emerso “Capa storta” e “O’ Ninno” furono i mandanti, mentre “Petillo”fu l’esecutore materiale dell’omicidio. Un delitto collegato all’assassinio avvenuto tre mesi prima, di Carlo Amato, figlio del boss Salvatore Amato, che ai tempi controllava Santa Maria Capua Vetere.
Carlo Amato, fu accoltellato da Della Gatta, allora guardaspalle degli Schiavone, in una discoteca di Santa Maria durante il “MakP 100” del liceo scientifico Amaldi. Il party era stato organizzato dall’allora 18enne Walter Schiavone, figlio di Sandokan. Da quanto è emerso quest’ultimo insieme al fratello Nicola, sarebbero stati offesi dal giovane Amato, determinando la reazione violenta di Della Gatta, che prima lo picchiò e poi lo accoltellò.
Il padre del ragazzo per vendicarsi della morte del figlio decise di uccidere uno dei figli di Sandokan, così i boss, per evitare una faida di camorra, avrebbero ordinato la morte di Della Gatta.
Le versioni dei collaboratori di giustizia tuttavia, sono divergenti.
Secondo Nicola Schiavone sua madre (Giuseppina Nappa, ndr), potrebbe essere a conoscenza di maggiori dettagli, e che potrebbe aver scritto in una lettera o aver comunicato a Iovine, anche attraverso sua moglie, le sue preoccupazioni in ordine alla ventilata responsabilità del fratello Walter.
Una ricostruzione che sarebbe compatibile con quella di Antonio Iovine, che ha riferito che il movente dell’omicidio è riconducibile alla necessità di “salvaguardare i figli di Francesco Sandokan” sia da parte sua che di Michele Zagaria.
Ma Nicola Schiavone fornisce un ulteriore dettaglio sul movente del delitto, secondo il pentito infatti, “il fatto che Michele Della Gatta sia stato ammazzato per aver preso parte all’omicidio di Carlo Amato è solo un pretesto di cui si è servito Antonio Iovine per celare le motivazioni reali che sono legate invece ad un alterco” tra Della Gatta e due persone molto vicine a Iovine, che lo avrebbero aiutato anche nella latitanza ospitandolo nell’abitazione materna”. Dunque “un affronto” che ne avrebbe decretato la morte.