(Occhio del Sud sull’Emilia) Nei mesi scorsi vari organi di stampa hanno parlato dell’iniziativa commerciale intrapresa dal noto ristoratore e produttore di salumi Spigaroli di Polesine, nel parmense: “Le prelibatezze di Spigaroli saranno servite a Buckingham Palace sulle mense dei Reali d’Inghilterra”, così recitava un titolo, ma il principe Carlo di certo non ha seguito i
ricorrenti slogan di casa nostra: filiera corta e chilometro zero. Due binomi che racchiudono in sé un nuovo modo di concepire il commercio e che, oltre all’aspetto economico, esprimono valori etici quali il risparmio energetico, l‘abbattimento dei costi trasporto, la riduzione degli imballaggi, un minor inquinamento ed altro. “Filiera corta” quindi non si addice all’ammirevole Fornitore della Real Casa, Spigaroli, nè, più in generale collima con Parma, territorio che ha sempre portato al di fuori del proprio ambito geografico le proprie eccellenze alimentari, quali il prosciutto, il parmigiano , il culatello, la pasta, la conserva di pomodoro e il latte; quest’ultimo pur non essendo prodotto da stalle del nostro territorio, gode di popolarità in tutto il mondo grazie al logo “Parma” e costituisce una grande fonte di prosperità per numerose famiglie parmensi. Questa è la cosiddetta "parmigianità" agroalimentare – conclude Fabio Massimo Cantarelli, Presidente del Consorzio Agrario di Parma – un sistema che si è specializzato nel tempo e che ha portato le aziende a commercializzare i propri prodotti ben al di là del proprio territorio e che si prefigge di vincere la sfida della globalizzazione grazie alla sua capacità di farsi apprezzare in tutto il mondo.

Di red