Il calcio è tornato ad essere uno dei temi che tengono banco in merito alle vicende giudiziarie che riguardano il crack Parmalat, anche se nel gran calderone dei 15 miliardi di euro complessivi bruciati dal tracollo finanziario, la cifra di debiti (calcistici) a suo tempo quantificata dal Tribunale fallimentare appare un’inezia, pur trattandosi della considerevole somma di 182milioni di euro. Dopo
che la trasmissione televisiva Report ha portato alla luce l’ipotesi che l’Hellas Verona fosse di proprietà di Calisto Tanzi, e che l’ex presidente scaligero Giovanbattista Pastorello sarebbe stato semplicemente un suo prestanome, questa situazione porta alla memoria una vicenda giudiziaria che dopo 3 anni dal crack l’Hellas Verona aveva intentato contro il nuovo Parma Calcio, che in quel periodo era affidato al commissario straordinario Enrico Bondi. Il Verona, sulla base di un vecchio contratto con il Parma dell’era Tanzi, pretendeva dalla gestione Bondi, la metà di 24 milioni di euro incassati dal Parma per la vendita di Giardino al Milan, ma non fu seguita la procedura legale prevista dalla legge Marzano nota appunto come decreto salva- Parmalat, poi fonti legali ci hanno confermato che l’azione legale è stata sospesa, ma al di là di questo, se il Verona era veramente di Tanzi, e dopo tre anni dal crack Parmalat il club scaligero chiedeva alla nuova gestione del gruppo di Collecchio la metà dei soldi della vendita di Giardino, la vicenda travalicando i profili giudiziari si pigmenta di particolari surreali.