Ancora una volta un Tribunale sancisce che il personale della scuola in Italia è pesantemente maltrattato, una condotta reiterata da molti anni ma che è diventata più marcata da quando nei palazzi romani in cui si decidono le sorti di questo delicato settore, si sono insediati i politici lombardi Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini. Sono migliaia gli operatori scolastici, docenti e non docenti, che lavorano, in molti casi anche da più lustri, con contratti a tempo determinato reiterati di anno in anno.
I cosiddetti precari della scuola che in tutta Italia si stanno rivolgendo ai Tribunali per vedere riconosciuti i loro diritti, contemporaneamente a ciò si sta per abbattere la terza delle tre parti di tagli che Gelmini e Tremonti hanno inflitto alla scuola italiana: circa 132mila contratti di lavoro non rinnovati in tre anni. L’ultimo tribunale a dare ragione ai precari della scuola è stato quello di Genova, che ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione a risarcire 15 mila euro a ciascuno dei 15 dipendenti che si sono rivolti al giudice, in questo caso erano patrocinati dagli avvocati della Uil, ma lo stesso stanno facendo tutti i sindacati. Il Tribunale ha deciso per loro anche la ricostruzione di carriera, ovvero gli stessi diritti economici del personale di ruolo. ”Ormai e’ chiaro che al ministero non conviene affrontare i ricorsi in oggetto – commenta Corrado Artale, segretario generale UIL Scuola Liguria – E’ invece necessario, legittimo e decisamente più conveniente riconoscere il ruolo ai lavoratori che ne hanno maturato il diritto”.
Salvatore Pizzo