gramignaLa testimonianza positiva di Luigi di Cicco ha varcato i confini nazionali: il figlio del boss che in un libro, “Gramigna”, scritto insieme al giornalista Michele Cucuzza, racconta la sua vita e le sofferenze giovanili dovute al fatto di essere nato in una famiglia, a Lusciano, i cui uomini avevano scelto di non stare con lo Stato. Pur non mancandogli nulla e cresciuto con tutte le premure, di Cicco è stato segnato dal fatto di essere cresciuto con un padre lontano perché continuamente rinchiuso nelle carceri di mezza Italia, ciò quando non era latitante.

Nell’accezione collettiva sembrava predestinato ad un futuro da camorrista, quale figlio di uno dei più potenti boss della zona aversana degli anni ’80 (Giuseppe di Ciccio alias “Pepp e’ Cecc”), il cui nome a Lusciano e non solo fa ancora tremare. La storia di Luigi di Cicco che è riuscito a dimostrare che vivere onestamente si può anche quando di nasce figlio di un boss, ha destato recentemente l’attenzione della BBC, è stato intervistato dal giornalista Alan Johnston. L’intervista è stata pubblicata in spagnolo e in inglese, in essa ripercorre uno spaccato di quello che era (e forse è ancora) il clima che a Lusciano si viveva in quegli anni, visti i fatti recenti che interessano la cittadina il suo è un messaggio che andrebbe amplificato. Purtroppo se altrove questo avviene proprio a Lusciano questo viene evitato persino dalle istituzioni.
Salvatore Pizzo
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