Il modello “casalese” in Emilia e per la prima volta si parla di estorsioni anche nel Mantovano

La denominazione Casal di Principe usata come una sorta di marchio di garanzia per compiere estorsioni in giro per l’Italia. Nei giorni scorsi, nel modenese, i Carabinieri hanno sgominato un gruppo di cani sciolti, che nella classica tradizione di coloro esportano i metodi del clan in Emilia, era dedita alle estorsioni ai titolari di cantieri edili originari delle nostre parti emigrati al Nord. Purtroppo non è una novità, il fatto ancor più grave è che questa volta il “regalo per i carcerati” sono arrivati a chiederlo fino nel mantovano a Villa Poma, una provincia fino ad oggi immune dal fenomeno, il dato emerge dalle indagini degli inquirenti emiliani. Il Gip di Modena Alberto Ziroldi ha spiccato tre ordini di custodia cautelare, accusati di estorsione e violenza privata, sono finiti in carcere: Salvatore Natale, 43 anni, di Casal di Principe e residente a San Felice sul Panaro e Biagio Cecere, 51 anni, di Afragola e residente a Finale Emilia, una terza persona di cui non è stato reso noto il nome è latitante. Se il quadro investigativo dovesse essere confermato, il gruppo non aveva messo in conto che qualche imprenditore stanco per quello che succede dalle nostre parti, una volta emigrato al Nord proprio per non sottostare al racket ed alla latitanza dello stato, in Emilia si sentisse abbastanza protetto per denunciare, cosa che è successa. Altri quattro sono stati denunciati a piede libero: M.G., 42 anni, di Napoli residente a Castello di Serravalle (Bologna); N.G., 26 anni, di Acerra e residente ad Afragola; P.M., 40 anni, residente a Napoli; e S.G., 39 anni, nato e residente ad Afragola. Le indagini sono condotte dal Pm Stefania Mininni, dopo la denuncia del titolare di una ditta edile che a Cstelfranco Emilia si è visto chiedere 12 mila euro, una richiesta simile era avvenuta in un altro cantiere nella vicina provincia di Mantova. Si è poi saputo che ad un altro imprenditore a Mirandola (Modena) avevano chiesto 10mila euro da consegnare in due rate. Altre minacce sarebbe state messe in atto ai danni di un altro imprenditore San Dalmazio di Serramazzoni, altra località del modenese. A quanto pare non sarebbero legati al Clan dei Casalesi, si tratterebbe di un gruppo che aveva deciso di mettersi in proprio in una zona “scoperta”. Gli inquirenti sospettano anche che la banda avrebbe tentato di imporre operai di proprio gradimento agli imprenditori taglieggiati, ma le indagini continuano.
Salvatore Pizzo