Ricordate le comiche sui pompieri raccontate nei film dalla premiata ditta Boldi-De Sica? Non sempre si tratta di fantasia, con l’emergenza rifiuti si sono viste anche le comiche. Una è andata in scena nella serata del primo giorno dell’anno. L’autobotte dei vigili del fuoco chiamati a spegnere un principio d’incendio appiccato da un razzo ritardatario a un cumulo di rifiuti,

che copriva per l’intera lunghezza l’angolo compreso tra via Michelangelo e via Botticelli è rimasta senza acqua e il falò andato avanti per una buona mezz’ora, diventano sempre più grosso fino a quando non è stato spento da altri pompieri arrivati in soccorso ai colleghi, arricchendo nel frattempo l’aria di fumo e diossina. Eppure l’arrivo della prima autobotte dei vigili del fuoco allertati da una telefonata era stato quasi istantaneo e altrettanto veloce era stato il loro intervento operativo, ma ancora più rapido è stato l’esaurimento dell’acqua contenuta nell’autobotte. Così veloce da suggerire a uno dei residenti del condominio immediatamente adiacente ai rifiuti di dare man forte ai vigili del fuoco con la pompa che utilizzava quotidianamente per innaffiare le piante da fiori del suo balcone. Un aiuto che è stato poco efficace per la scarsa potenza del getto, insufficiente a raggiungere le fiamme. Comunque, come dice un vecchio adagio, basta l’intenzione perché dopo circa mezz’ora, tanto fumo e tanta diossina prodotta dal fuoco appiccato dal razzo ritardatario a carta, cartoni, sacchetti e buste di plastica, è arrivata la seconda autobotte chiamata in soccorso dai pompieri di quella rimasta a secco. E questa volta, nel giro di dieci muniti, l’incendio è stato domato con buona pace dei residenti che hanno tirato un grosso respiri di sollievo domandandosi, però, come sia stato possibile che dei pompieri intervengano per domare un incendio portando sul posto un’autobotte semivuota.

ANTONIO ARDUINO