Gianni Anglisani era uno scrittore, poeta e pittore aversano che come tanti figli della nostra terra era dovuto emigrare lontano, è scomparso a Gradisca d’Isonzo (Gorizia) nel luglio del 2005 e adesso per onorarne la memoria nella cittadina friulana è nata un’associazione che si è costituita all’interno della locale Pro Loco, il sodalizio operava da tempo come sezione culturale.
La nascita della libera associazione “Gianni Anglisani” è avvenuta al bar “Al Parco” di Gradisca, presidente è stato nominato lo scrittore gradiscano Giorgio Germani. Alla carica di consiglieri, ad affiancare il gruppo storico composto da Grazia Bagat Cellie, Giuliana Bruschi Anglisani, Mariolina De Feo e Roberto Fatigati, sono stati chiamati i soci Loredana Amerelli Odorico, Paolo Mucchiut, Irene Navarra ed Alessandra Rea. Il collegio sindacale è composto da Sarita Gianolla, Elisa Miani ed Alberto Zanello. Ecco come fu descritto Anglisani dal sito dell’Itala San Marco, la locale squadra di calcio che due anni fa incontrò l’Aversa Normanna in una partita di Coppa Italia: “Definire i contorni di un personaggio così aperto ed allo stesso tempo complesso come Anglisani sarebbe riduttivo: non è stato solo un valente scrittore, poeta e pubblicista; non è stato semplicemente un pittore originale, un naif sui generis. E’ stato soprattutto un grande osservatore, una voce capace di raccontare e raccontarsi, di commuoversi e denunciare. Magari dal quel punto di vista privilegiato, con quel fisico minuto adagiato su una delle tipiche panchine rosse della cittadina, cui aveva dedicato il titolo del proprio ultimo romanzo: lo sguardo attento e nostalgico che scruta chissà dove, l’ennesima sigaretta fra le dita, l’inconfondibile cappello. Anglisani, nato ad Aversa nel 1937, si laureò in giurisprudenza all’università di Napoli ma abbandonò ben presto la strada dell’avvocatura, come narrato nel racconto “Avvocaticchio mai”. Dirigente di vari istituti previdenziali per trentacinque anni, ma col forte richiamo della scrittura: prosa e poesia in un continuo rincorrersi fra suggestioni presenti e passate: a fine anni ’60 il debutto “E Cristo si fece negro!”. Poi il romanzo “Natalia di S.Stefano”, la raccolta di poesie “Cronache”, le opere “Cile ‘73”, “Cabibo”, “Tirreniche”, “Kayak”, “Pik”. Pol’approdo ad una poesia, raffinata e rilassata, dall’emblematico titolo “Tregua”, per arrivare nel 2002 a “Panchina rossa”. La sua ultima fatica era stato il tributo all’umanità autentica delle osterie gradiscane: una galleria di personaggi ed aneddoti che puoi gustare solo davanti a un buon bicchiere di vino”.