Il generale Garibaldi prima della battaglia sul Volturno si recò ad Aversa, una lapide apposta sulla facciata di Palazzo Golia, in Via Seggio ricorda ancora il suo pernottamento. Fu ospite dei baroni Ricciardi Serafini de Conciliis ain quali chiese un prestito che il regno sabaudo gli avrebbe restituito centuplicato, i baroni non avevano quei soldi ma un loro inquilino, il commerciante Giuseppe Motti sì, tuttavia l’uomo interpellato non voleva saperne di rischiare i suoi soldi.
«Giuseppe Motti – scrive Leopoldo Santagata nella sua ‘Storia di Aversa’ – commerciava pittura e ferramenta nella casa dirimpetto al palazzo che i Ricciardi, dieci anni prima, avevano comprato perché fosse utilizzato per la servitù. Il Motti fu pronto a rispondere che non poteva soddisfare la richiesta in quanto non era un contantista. Era spiegabile e giustificato un tal rifiuto, nonostante la domanda fosse stata presentata sotto forma di investimento lucroso», ma la moglie di Motti, Donna Francesca De Paola, originaria di San Marcellino, era la nipote di un dichiarato antiborbonico, il sacerdote F. Di Paola che era cappellano della tenuta di Licola e della cappella di corte a Caserta. La donna decise di chiedere aiuto alla famiglia, e come narrano le cronache dell’epoca: sola, con un pugnale nascosto sotto uno scialle, senza indugi, attraverso una strada di campagna, raggiunse l’abitazione paterna a San Marcellino, convinse il genitore a rischiare i soldi che dopo la vittoria delle camicie rosse furono restituiti centuplicati.

Di red